Brasile, tira e molla di Bolsonaro per privatizzare la sanità

di Riccardo Querciagrossa

A causa della forte opposizione, anche all'interno del governo, il presidente del Brasile ha revocato un decreto che apriva la strada alla privatizzazione del sistema sanitario. Una marcia indietro dopo solo 24 ore. «Un'incomprensione», si difende su Facebook Bolsonaro. L'obiettivo di smontare uno dei pilastri della Costituzione, però, è solo rimandato


Jair Bolsonaro fa marcia indietro, almeno per il momento, nell'opera di privatizzazione del sistema sanitario. Secondo quanto riportato da alcuni giornali latinoamericani, il presidente brasiliano è stato costretto a revocare il decreto che consentiva di privatizzare parte della sanità, da lui firmato solo 24 ore prima, a causa di una larga opposizione anche da parte di politici vicini al suo governo.

Il provvedimento ora cancellato avrebbe incluso il sistema di sanità pubblico, che in Brasile si chiama Sistema Único de Salud (Sus), nel 'Programa de Proyectos de Inversión' (Ppi); ovvero il piano di privatizzazione del governo rallentato in questo 2020 sia dalla pandemia che dalla mancanza di un massiccio sostegno al Congresso.

Attualmente per le cure mediche circa il 75% della popolazione utilizza il Sistema Único de Salud, il restante 25% ha invece una assicurazione privata.

Bolsonaro sui social ha attribuito la battuta d'arresto del decreto ad una incomprensione, auspicando che in futuro possa essere riproposto per entrare in vigore. «Al momento abbiamo più di 40mila unità sanitarie di base e 168 unità di pronto soccorso incompiute», ha scritto su Facebook Bolsonaro. «Mancano risorse finanziarie per completare i lavori, acquistare attrezzature e assumere personale. Lo spirito del decreto già abrogato mirava alla fine di queste opere e consentiva agli utenti di ottenere la rete privata con spese sostenute dall'Unione. Il decreto non segnala mai la privatizzazione del Sus. In caso di comprensione futura dei benefici proposti dal decreto, lo stesso potrà essere riedito».

Insomma gli obiettivi del presidente brasiliano riguardo il Sus sono rimandati ma non annullati anche se si stanno dimostrando più difficili da perseguire di quanto inizialmente previsto. Il sistema sanitario unico brasiliano, finanziato dal governo federale e gestito da comuni e governatorati, è uno dei pilastri della Costituzione del 1988, quella entrata in vigore dopo la dittatura militare.