Cile, il premier Piñera crolla al 6% dei consensi



Secondo l'ultimo sondaggio pubblicato dal centro studi cileno Cep, l'82% dei cittadini disapprova l'operato del presidente. Mai un consenso così basso dai tempi di Pinochet.

A pesare sono le proteste scoppiate a ottobre 2019 contro il caro dei servizi pubblici e il modello neoliberista


Solo il 6% dei cileni sostiene il premier Sebastián Piñera. Lo afferma l’ultimo sondaggio pubblicato dal Cep (Centro de estudios públicos), riportato dai principali media del Paese sudamericano. È il gradimento più basso per un premier cileno dal ritorno alla democrazia, ovvero dal 1990, quando finì la dittatura del generale Augusto Pinochet. Per contro, come riferiscono le stesse fonti, la disapprovazione per Piñera si attesta addirittura all’82%, salendo di ben 30 punti percentuali rispetto all’ultima rilevazione.


Il gradimento del premier era al 25% lo scorso giugno, prima dell’inizio delle manifestazioni antigovernative. Per l’81% dei cileni il presidente ha risposto «male» o «molto male» alle proteste popolari scoppiate lo scorso ottobre in varie zone del Paese, contro l’aumento dei servizi pubblici e in generale contro il modello economico neoliberista cristallizzato nella Costituzione cilena. Dopo tre mesi di mobilitazioni, il bilancio è di almeno 27 morti e quasi 4mila feriti, di cui 405 con lesioni agli occhi, secondo l'Indh (Instituto nacional de derechos humanos) cileno.

Solo il 3% degli intervistati afferma che Piñera ha risposto «bene» o «molto bene». I dati sono stati raccolti tra il 28 novembre 2019 e il 6 gennaio 2020.


Come ha spiegato Ricardo González, coordinatore del centro studi cileno, la percentuale di gradimento per il premier è la più bassa da quando questa rilevazione viene effettuata. «Il governo ha tentato di bollare le proteste come fomentate da gruppi organizzati stranieri, ma i cileni non gli hanno creduto», continua González.

Un consenso sempre più basso, quindi, a testimonianza del clima infuocato che si respira in Cile, dove dallo scorso ottobre si sono scatenate violente proteste per chiedere un cambio di passo netto, a partire da una nuova Carta costituzionale. Tra l’11 e il 15 dicembre, oltre due milioni di cileni hanno votato al referendum organizzato dai Comuni per avviare il processo costituente: l’80% si è espresso a favore di una nuova Costituzione, che sostituisca quella entrata in vigore nel 1980, ai tempi della dittatura, modificata solo lievemente dopo il ritorno alla democrazia.