Bolivia, cancellato il voto dall'estero: era stato decisivo per la vittoria dei socialisti


Salvador Romero, presidente del Tse

Decisivo per la vittoria di Evo Morales a ottobre, dopo il colpo di stato la nuova amministrazione ha previsto la sua cancellazione per le prossime elezioni. I boliviani all'estero non voteranno e la libertà dell'intero processo elettorale, affidato ai golpisti, è a rischio

Il presidente del Tribunal supremo electoral, Salvador Romero, ha annunciato che alle prossime elezioni boliviane del 3 maggio non sarà permesso il voto dei residenti all'estero, ufficialmente «per motivi di tempo e logistica». Una spiegazione singolare visto che 3 mesi fa le consultazioni si erano svolte regolarmente, gli elenchi degli aventi diritto sono già registrati e al massimo vanno aggiornati con ultimi cambi di residenza.


Il motivo del colpo di spugna potrebbe però essere un altro: alle ultime elezioni del 20 ottobre 2019 il voto dei boliviani all'estero era stato decisivo per la vittoria dell'ex presidente socialista Evo Morales, che superò il quorum del 10% di vantaggio sul secondo candidato - necessario per essere eletto senza ballottaggio - per poche migliaia voti.


Dalle circoscrizioni estere votarono oltre 201mila boliviani: di questi, il 60.33% scelse il Mas ed Evo Morales, mentre il 26.75% votò per il secondo classificato, il candidato di destra, Carlos Mesa e la sua coalizione (Cc).

Risultati complessivi delle elezioni boliviane, voto all'estero incluso

Il risultato all'estero crea una differenza sensibile sul totale finale, che possiamo apprezzare confrontando i voti ricevuti dai partiti soltanto nel territorio boliviano con quelli invece generali, comprensivi delle preferenze espresse all'estero.

I risultati senza i voti dei boliviani residenti all'estero

Senza i voti dei boliviani residenti all'estero Morales non avrebbe ottenuto quindi quel vantaggio, con cui di fatto aveva vinto le elezioni prima che venisse messo in atto il colpo di stato. Adesso, togliendo quel voto, si elimina un elettorato dai redditi medio-bassi, costituito in maggioranza da emigrati in Argentina e Brasile e che vota in netta maggioranza Mas, il partito socialista di Morales.


Le elezioni non saranno libere


La decisione di sopprimere le circoscrizioni estere arriva dal nuovo presidente del Tribunale elettorale, fresco di nomina, Salvador Romero. Lo ha scelto il nuovo governo golpista due settimane dopo il suo insediamento. Sui social network l'incarico a Romero è stato immediatamente contestato, in quanto il burocrate è notoriamente legato a Carlos Mesa, il principale avversario di Morales. A provarlo ci sarebbe anche una foto dei due, abbracciati, mentre erano insieme in Honduras a supportare la campagna elettorale onduregna, nel novembre 2013. La foto è verificata e la stessa circostanza è stata ammessa dallo stesso Romero, che era già stato nominato una volta membro del Tribunal supremo electoral nel 2004, dallo stesso Mesa, allora presidente.


Come già anticipato, le elezioni sono state fissate per il 3 maggio. Ma non si preannunciano libere: gli esponenti di rilievo del Mas sono ricercati e sono fuggiti all'estero. Lo stesso Morales si trova esiliato in Argentina e su di lui pende un ordine di cattura per terrorismo e sedizione. Il governo peronista argentino ha però negato l'estradizione alle autorità boliviane. Ovviamente non si ricandiderà e non è chiaro come coordinerà la campagna elettorale del suo partito trovandosi fuori dal Paese. Tra i socialisti c'è un clima pesante dopo le giornate di violenze che hanno causato almeno 30 morti e costretto Morales alle dimissioni. La casa dell'ex presidente è stata saccheggiata, quella della sorella e di altri esponenti del Mas data alle fiamme. Il fratello del presidente della Camera, Victor Borga - un avvocato senza alcun ruolo in politica - è stato sequestrato, torturato e poi rilasciato dai golpisti. In Italia si è parlato anche del caso della sindaca Patricia Arce, torturata, dipinta di rosso e costretta a sfilare in piazza.


Evo Morales da Buenos Aires ha chiesto di «istituire una Commissione internazionale elettorale dell'Onu, con rappresentanti di papa Francesco e altri Paesi vicini» per tutelare la libertà delle elezioni. Il leader indigeno denuncia «una persecuzione elettorale» e l'istaurazione di «una dittatura». La comunità internazionale lo lascia solo, con il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione contro di lui e contro i brogli del suo partito, degradati alla fine a poche e irrilevanti irregolarità.


L'Unione europea, i cui osservatori presenti si astennero dall'emettere comunicati prima della fine dello spoglio - a differenza di quelli della Organizzazione degli stati americani - non ha ancora confermato l'invio della delegazione per controllare il processo elettorale che alla fine sarà gestito dal nuovo governo Añez. Tutti i partiti che hanno partecipato alle ultime elezioni saranno ammessi, Mas compreso.