La serie di stefano bises e i diavoli prodotta da chora media

un audiolibro

sulla

sindemia

"Sindemia" è una serie audionarrata sul periodo storico in cui viviamo, cioè quello delle sindemie. In tre episodi Stefano Bises e i Diavoli raccontano la parola più importante e meno discussa del nuovo secolo. Il nostro sistema economico, giuridico e sociale ha raggiunto il capolinea e sta collassando. Tuttavia non assistiamo alla sua eutanasia, bensì a un accanimento dalle conseguenze devastanti. Inquinamento, distruzione di flora e fauna, redditi da povertà, condizioni e stili di vita insalubri: dietro c'è sempre e solo la logica del (massimo) profitto. Quest'ultima continua ad avere la meglio su leggi inesistenti o lacunose ed autorità pubbliche inerti o troppo spesso compiacenti. Dove non si interviene colpiscono le malattie, trasmissibili e non. Se continuiamo così il coronavirus sarà soltanto la prima di una lunga serie di gravi sindemie.

Pubblichiamo di seguito le tre puntate del podcast - disponibili sulle principali piattaforme audio - accompagnate da introduzioni, commenti e approfondimenti a cura de ilPeriodista

prologo

Gli autori dell'audiolibro lo chiariscono subito:

Sindemia «è l'unica parola che racconta per intero la storia incredibile che tutti stiamo vivendo». 

 

La malattia Covid-19, infatti, non è uguale per tutti. Non è una livella. Non è vero che non guarda in faccia nessuno. Il coronavirus ha un impatto diverso sui diversi Stati (e Regioni), su diverse fasce di età, su classi di reddito differente.

Le conseguenze del contagio colpiscono in maniera diversa chi si ammala. E fanno male anche a chi non si ammala. Ci sono precise caratteristiche che rendono individui e Paesi più vulnerabili non solo alla malattia Covid-19 in sé, ma anche alle conseguenze sociali ed economiche della crisi. 

Queste conseguenze sono provocate da delle cause strutturali: le "sindemie".

 

Per sindemia si intende la relazione e l'effetto combinato di più malattie, condizioni di vita, di reddito, inquinamento, alimentazione. Tutti questi fattori si combinano tra loro (in sinergia, da qui la parola sindemia) e producono maggiori danni. Qual è il vantaggio dell'approccio sindemico per la sanità e per il benessere dell'essere umano? È l'unico che consente di vincere le sfide più difficili per la salute globale ed individuale. Nessuna malattia, infatti, sarà mai curata senza intervenire sul contesto in cui si diffonde. Per quanto riguarda Covid-19, scrive il direttore della rivista The Lancet, «una soluzione esclusivamente biomedica fallirà». 

L'audiolibro "Sindemia" riprende e approfondisce questi temi attraverso le voci di esperti, medici e ricercatori. Hanno partecipato alla realizzazione delle tre puntate, scritte da Stefano Bises con il collettivo di scrittori I Diavoli, diverse personalità. Tra questi c'è anche David Quammen, l'autore di "Spillover", il libro che già nel 2011 aveva previsto la pandemia. La sua voce riecheggia lungo le tre puntate come monito degli errori che abbiamo commesso.  

 

L'audiolibro è utilissimo per comprendere meglio la natura della pandemia di coronavirus: non un imprevisto ma semplicemente una conseguenza delle nostre scelte. Assolutamente da ascoltare.

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il primo episodio 

la 'NormalitÀ'

 

Provocare i virus selvaggi

A partire dagli anni '70 è cambiato il modo in cui si produce la carne e si è passati agli allevamenti intensivi. Enormi quantità di bestiame tutte concentrate nello stesso luogo allo scopo di produrre carne. Con l'aumentare del numero e della grandezza degli allevamenti è finito lo spazio per coltivare i mangimi a loro destinati. La produzione è stata spostata altrove, distruggendo gli ecosistemi del Sudamerica, dell'Asia e dell'Africa. Le monocolture hanno distrutto gli habitat di diverse specie e avvicinato all'uomo virus finora sconosciuti.

 

Si moltiplicano così le probabilità che avvenga la «zoonosi»: il cosiddetto salto di specie, «cioè il passaggio di un virus tra animali che vivevano lontani dai luoghi dove vivevano gli esseri umani» e questi ultimi, spiega nella prima puntata di "Sindemia" Stefano Liberti, giornalista scientifico di Internazionale. Sono scomparse le zone cuscinetto, che sono sempre esistite, tra aree selvatiche e aree urbanizzate e civilizzate, sottolinea l'esperto. I patogeni, sottratti al loro habitat naturale, entrano in contatto con le popolazioni dove i mangimi vengono coltivati. 

allevare batteri letali

Assembramenti di migliaia di animali in pochissimo spazio sono proprio il calderone di nuovi patogeni letali. Anche in Europa la maggior parte delle prassi più pericolose è ammessa dalla legge, come recentemente testimoniato da diverse inchieste. Dato che l'ambiente in cui vivono è estremamente affollato e insalubre, le bestie ricevono costantemente antibiotici. «Tra il 50 e il 70% degli antibiotici» prodotti nel mondo è destinato agli allevamenti intensivi, spiega il podcast. I farmaci non vengono usati per curare gli animali ma vengono dati di fatto a tutti i capi sani, per prevenire le malattie, ricorda Stefano Liberti.

 

Il risultato è che tra le batterie di polli, maiali e vacche si sviluppano nuovi batteri resistenti alle cure, che stanno riportando la medicina indietro a quando non esistevano gli antibiotici e si moriva  per una banale infezione. Non solo super-batteri, i giganteschi allevamenti e mattatoi si stanno trasformando pure in serbatoi di pericolose epidemie di nuovi ceppi virali. Quelli che circolano tra l'uomo possono infettare facilmente i maiali e combinarsi con altri virus che i suini  trasportano, dando vita a salti di specie inediti e letali. I ceppi di virus ricombinati, insieme ai nuovi superbatteri antibiotico-resistenti, sono uno dei pericoli più gravi e imminenti per la salute globale, come già denunciato dalla Organizzazione mondiale della sanità.

Va ricordato che gli allevamenti intensivi non rispondono all'esigenza di redistribuire sostenibilmente le risorse e i prodotti o migliorarne la qualità, ma soltanto a logiche economiche, cioé quelle di aumentare i ricavi della grande industria della carne (magari a scapito delle piccole-medie imprese).

dalla giungla al bar 

 

Stefano Bises prosegue ad esplorare il nostro sistema di sviluppo. Tutti siamo responsabili delle minacce pandemiche. L'estrazione delle risorse dalla natura, l'alimentazione con animali selvatici, il disboscamento e la deforestazione, fino ai combustibili fossili e minerali: sono tutte componenti, collegate tra loro, che favoriscono in diverso modo la proliferazione dei patogeni. Lo spiega David Quammen, l'autore del libro che nel 2011 aveva previsto tutto. È così che tutti noi contribuiamo a creare le condizioni per nuove epidemie.

Il coltan è il minerale indispensabile per cellulari e computer. Per estrarlo sono impiegati minatori poverissimi, costretti a mangiare proteine per soddisfare il fabbisogno energetico. Quindi animali selvatici. Ed è proprio nella fauna selvatica che si annidano i virus sconosciuti al nostro sistema immunitario. Dalla giungla fino al bar sotto casa, questo il percorso che (salvo clamorose rivelazioni su esperimenti scientifici o militari fuori controllo) avrebbe fatto anche il Sars-cov-2.

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il secondo episodio

epidemia di ingiustizia

 

esplode l'emergenza,

Essenziali tabacco e «lap-dance»

Decidere quale lavoro sia davvero essenziale e quale no, chi debba chiudere e chi invece non debba fermarsi durante un'emergenza, è molto difficile. Alcuni lavoratori, definiti eroi ed impiegati in mansioni presunte essenziali, non sono stati tutelati e sono stati loro i più esposti al contagio. Nella seconda puntata di "Sindemia" lo racconta Pietro, sindacalista e lavoratore della logistica del tabacco all'Interporto di Bologna. Ha 31 anni, non ha figli e viene da Lamezia Terme.

Il suo reparto non si è mai fermato: gli impiegati della logistica hanno dovuto protestare più e più volte, prima che venissero riconosciute tutele e protezioni sanitarie, assenti in piena prima ondata. Strabiliante è anche il caso delle consegne a domicilio, che in teoria dovevano essere limitate durante il periodo di quarantena. In pratica i fattorini si sono ritrovati a consegnare di tutto e di più, anche «un palo della lap-dance», spiega il sindacalista. 

concorrenza e meritocrazia:

i grimaldelli dell'ingiustizia

L'audiolibro continua ed esplora il peso di due parole determinanti nella nostra economia: meritocrazia e concorrenza. Quest'ultima, intesa come competizione tra lavoratori e imprese in un mercato globale, doveva essere una spinta verso un modello di mercato ideale proprio perché - questo dice la teoria - concorrenziale. In sostanza la principale competizione è stata al ribasso ed è stata sul costo della manodopera e del lavoro. Così in tanti sono costretti ad accettare un salario misero solo per poter mantenere quel minimo di retribuzione necessaria alla sussistenza. Queste persone - viene sottolineato nel corso di tutta la seconda puntata - coincidono anche con i lavoratori 'essenziali': quest'ultimi non si sono mai fermati, anche a causa delle condizioni di lavoro (precarie) in cui versano. E, ovviamente, sono stati i più contagiati: la maggior parte delle infezioni è stata registrata tra i lavoratori meno tutelati, meno retribuiti e meno istruiti. Il mercato del lavoro è diventato, lo definisce così Francesca Coin, un «ricatto al ribasso». Durante la pandemia - aggiungiamo - è degenerato in un'estorsione di salute. 

la «parola avvelenata»

Meritocrazia è una «parola avvelenata», o meglio è «avvelenato l'uso che se ne fa». Stefano Bises usa le parole di Francesca Coin, professoressa di sociologia all'università di Lancaster, nel Regno Unito. «Un'idea di giustizia sociale ingiusta, che aumenta disuguaglianze». Spiega la sociologa nel secondo episodio. La meritocrazia difficilmente premia i migliori e nei grandi numeri rimane pura narrazione. Tocca segnalare che una società diseguale, global-standardizzata e fortemente gerarchica tenderà fisiologicamente a selezionare la mediocrità. Una dura realtà fotografata dal libro Mediocracy di Alain Deneault.

 

 

 

il «ritorno al darwinismo sociale»

Ciò che rimane, quindi, sono le conseguenze drammatiche per gli ultimi. La (finta) meritocrazia porta ad una mentalità tanto egoistica quanto incostituzionale. È già entrata, di soppiatto, nella nostra cultura: «I più forti meritano di più perché hanno di più, i più fragili meritano di meno perché possono fare di meno. Questa forma di distribuzione diseguale delle risorse è oggi considerata giustizia», continua Coin. Un «ritorno al Darwinismo sociale» lo definisce la ricercatrice, con i più deboli e più vulnerabili considerati responsabili per i loro successi e fallimenti. Ognuno si aiuta da sé: e così la pandemia travolge chi ha di meno e può aiutarsi di meno. I redditi più alti, al contrario, hanno resistito e in larga parte sono cresciuti. Per molti è normale, grazie a questa nuovo modo di vedere il mondo. Ma, oltre alla superiore perdita di vite umane, potrebbero esserci altre gravi conseguenze. 

 

vicini al «caos»

La seconda puntata di "Sindemia" prosegue con l'intervento dell'economista Guido Maria Brera sulla finanza malata. «Una malattia nella malattia», la definisce l'arcivescovo di Milano Mario Enrico Delpini, intervistato più volte durante il podcast. Anche secondo il finanziere e scrittore Brera siamo giunti al capolinea. «La fine di un'era», la definisce. Una situazione che può portare al «caos», al «conflitto». Non tra Stati, bensì alla «guerra interna, tra generazioni. Una guerra all'interno di uno Stato, all'interno di un sistema», dice Brera. Situazioni e disordini come nel «film Joker». Una situazione irreversibile causata dalla deriva di una società così disgregata che non riesce più a rialzarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

l'alternativa alla fine

Oppure, incalza il finanziere, forse esiste una possibilità «ottimistica», «una quadra per salvare il capitalismo da sé stesso». Questa possibilità passa - spiega il finanziere a Bises - per nuovi paradigmi, da una nuova e concreta tutela dell'ambiente al ripristino dei diritti dei lavoratori: bisogna «sfruttare e indirizzare i flussi di capitale affinché creino degli argini ai problemi che essi stessi hanno creato». Questo non basta: anche i lavoratori devono diventare «sostenibili» cioè impiegati in un business rispettoso di «tutti i diritti sociali che essi stessi si erano conquistati in cento anni di lotta», conclude Brera.

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terzo e ultimo episodio

i proprietari della salute

 

sanità distrutta

dalle politiche europee

Non ci sono mezzi termini. «La medicina territoriale è stata distrutta nei decenni», inizia così la terza puntata dell'audiolibro "Sindemia". Con la voce di Vittorio Agnoletto, medico e professore di globalizzazione e politiche della salute all'Università di Milano. Una voce chiara e precisa che disvela la terra bruciata lasciata intorno alla sanità e alla salute degli italiani. «Nel 1981 disponevamo - spiega il professore - di 470mila posti letto pubblici. Quando arriva il coronavirus noi abbiamo poco più di 200mila posti letto».

 

Il dato è ancora più drammatico se si pensa che, nel frattempo, l'età media si è alzata e ci sono almeno 4 milioni di abitanti in più. Oltre al potenziale di cura dimezzato degli ospedali, è stato fatto scempio anche della medicina territoriale. Agnoletto ricorda che «negli anni ottanta c'era un medico di famiglia ogni 920 abitanti», poi nel 2013 «uno ogni 1150 abitanti» e infine arriviamo alla situazione di oggi: dottori vanno in pensione senza venire sostituiti, con i pazienti costretti a cambiare medico. Altri sono stati incentivati a prenderne in carico fino a 1800. 

TAGLIARE MEDICI E OSPEDALI,

FIRMATO BRUXELLES

Perché questa distruzione? Ci sarebbero diverse parole da citare. Austerità, rigore finanziario, pareggio di bilancio, tutti figli di un'errata teoria economica che preferisce la stabilità finanziaria e quella dei tassi di interesse, anteponendoli al benessere di uno Stato e alla gestione sostenibile e razionale delle sue risorse. Come abbiamo visto non c'è bisogno di andare nella saccheggiata Grecia per verificare gli effetti devastanti delle austere raccomandazioni europee. Lo ricorda Francesca Coin nel corso della seconda puntata: «Siamo arrivati dentro questa crisi nel momento in cui buona parte dei Paesi usciva da dieci anni di austerità e pertanto tutte le strutture di tutela sociale, a partire dal welfare pubblico, dalla sanità all'istruzione, erano state smantellate come richiesta di riduzione della spesa pubblica».

 

Aggiungiamo infatti che dal 2011 sono arrivate oltre trecento raccomandazioni dalla Commissione europea. Riguardavano tutte quante il taglio dei servizi pubblici degli Stati membri: sanità e assistenza a disabili, pensioni, e tutele sul posto di lavoro, come le indennità di disoccupazione. 63 raccomandazioni riguardavano la spesa sanitaria, da ridurre o delegare ai privati, secondo la Commissione, in applicazione del famoso "Patto di stabilità e crescita".

La morsa delle teorie economiche neoliberiste non ha soffocato soltanto la sanità. Il modello di concorrenza e sviluppo chiamato «sogno europeo» in Italia e tanti altri Paesi ha trascinato con sé salari, pensioni, occupazione e diritti. E ha creato disuguaglianze, terreno fertile per il disastro a cui stiamo assistendo. Diversi premi Nobel all'economia avevano già previsto questa drammatica situazione. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                             

                                             

 (La teoria economica applicata all'Italia negli ultimi trent'anni)

lO SCOPO DI UN MEDICO:

guadagnare o curare? 

«Lo scopo di un'azione determina il modo in cui l'azione si configura», lo spiegava anche il professor Emanuele Severino all'allora premier Giuseppe Conte. «Se lo scopo di un medico è guarire, la sua azione avrà una certa configurazione, che è diversa se lo scopo di un medico è guadagnare». Perciò, «sembra che» i due dottori «facciano le stesse cose, ma sono sostanzialmente diverse», proseguiva il filosofo. Lo scopo è essenziale dunque: qual è lo scopo della sanità privata? 

Sta tutto lì. Lo ricorda anche Stefano Bises: la sanità pubblica ha lo scopo di prevenire le malattie, anche per una questione economica. Lo Stato spende meno se non deve curare persone già ammalate.

Per la sanità privata vale il contrario: senza curare non è possibile guadagnare. La prevenzione diventa inutile, se non sconveniente. Così il modello di sanità pubblica è stato stravolto in funzione del profitto. Risorse e professionalità trasferite altrove, all'estero o nel privato. «Il capitalismo ha costretto a cambiare scopo» della sanità, diceva il prof. Severino a Conte. Lo scopo del capitalismo è aumentare il profitto privato, uno «scopo diverso dal bene comune». Secondo il professore, capitalismo e democrazia sono in conflitto, hanno scopi opposti. 

 

E allora, ricorda il podcast, la situazione in cui versavano ospedali e medicina territoriale è stata la causa dell'impatto devastante della pandemia in Italia, uno dei Paesi al mondo con più morti positivi in proporzione alla popolazione. Pazienti non curati a casa per mancanza di vigilanza e poi trasferiti in ospedali già al collasso da anni, automaticamente trasformati in focolai.  Quanti morti vanno conteggiati come causati dalla scelta di smantellare la sanità? Si chiede Stefano Bises. 

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il miracolo dei vaccini

pagati due volte dallo stato

Sorpresa: la maggior parte dei vaccini viene sviluppata da ingenti investimenti pubblici, dalla ricerca nelle università. Lo spiega il giornalista scientifico de Il Manifesto, Andrea Capocci, nella seconda parte della terza puntata di "Sindemia". «Improvvisamente ciò che era pubblico diventa privato», tuona Bises. Capocci lo dice chiaro e tondo: «I cittadini con le loro tasse pagano due volte sia per lo sviluppo di un vaccino sia per rientrare in possesso di un prodotto che loro stessi hanno finanziato».

diplomazia e profitti

Il sistema funziona diversamente più a Oriente. In Cina o in Russia (e a Cuba) il vaccino è di proprietà pubblica, di aziende controllate o fondi di investimento statali. Spesso questi Paesi distribuiscono vaccini non già in base alle reali esigenze delle popolazioni, bensì per rafforzare le relazioni diplomatiche. Così i sieri russi e cinesi girano il mondo - in funzione strategica e geopolitica - prima ancora che i loro cittadini siano immunizzati. 

In Europa, invece, c'è Big Pharma. E Big Pharma segue le leggi del mercato. Dipende da come gli Stati si sono mossi sul mercato. Prezzi, forniture, ritardi. Gli Europei per primi sono appesi alle consegne a singhiozzo. Gli Stati più poveri dipendono da Covax, il piano di solidarietà internazionale per i vaccini. Il programma  però non è andato benissimo. Insomma «le risorse non sono organizzate in base alle esigenze ma in base al potere. A questa ingiustizia bisogna reagire, trovare rimedio», conclude l'arcivescovo Mario Delpini alla fine del podcast.

La 'solidarietà vaccinale' non è solo altruismo ma reale convenienza, ricorda Stefano Bises: il virus si diffonderà nei Paesi non vaccinati e e ciò farà sviluppare nuove varianti. Quest'ultime torneranno nei Paesi vaccinati: non sappiamo quanto saremo protetti dalle mutazioni, rischiamo di ricominciare da capo, di tornare indietro a marzo  2020. 

La lezione finale

Nessuno - almeno tra i decisori pubblici - ha probabilmente imparato la morale della storia. Il virus non è stato un caso sfortunato ma prevedibile. La pandemia è la diretta conseguenza del modo in cui utilizziamo le risorse naturali. Cosa faremo infatti «dell'evidenza che il virus ci ha fatto così male non perché è il piu cattivo tra quanti possono colpirci ma perché eravamo impreparati dal punto di vista sanitario e si è abbattuto su una società già devastata dalla disuguaglianza economica e sociale? Cosa faremo della consapevolezza che questa che stiamo vivendo, non è solo una pandemia, ma è una sindemia?», si domanda infine Stefano Bises. 

 

Già, cosa faremo? Tornare alla "normalità" o  "alla vita di prima" ci condurrà esattamente dritto verso una nuova catastrofe. 

"Sindemia"

è una serie di Stefano Bises e I Diavoli

Prodotta da Chora media

Ricerche di Luca Pisapia
Sound design di Luca Micheli

Postproduzione di Matteo Miavaldi e Guido Bertolotti

Finalizzazione di Guido Bertolotti

Cura editoriale di Sabrina Tinelli

Producer: Matteo Perkins

Fonici di presa diretta: Michele Boreggi, Matteo Bennici e Daniele Cutrufo  

Voce di David Quammen: Alessandro Capra
Fonico di studio: Iacopo Lattanzio

in arrivo nuovi approfondimenti sulla sindemia

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