Cile, nelle urne si chiede una nuova Costituzione



Oltre due milioni votano al referendum dei Comuni: «Assemblea costituente e nuova Carta». In due mesi di proteste contro il neoliberismo almeno 5 morti e 3.500 feriti


Una nuova Costituzione che sostituisca quella del 1980, scritta durante la dittatura di Augusto Pinochet. A chiederlo sono oltre due milioni di cileni, che si sono espressi attraverso un referendum non vincolante, a quasi due mesi dallo scoppio delle proteste contro il modello neoliberista.


Alla consultazione, avvenuta tra l’11 e il 15 dicembre in 225 dei 346 Comuni del Cile, hanno partecipato 2.114.075 cittadini, dei quali l’80% si è detto favorevole a introdurre una nuova Costituzione. La maggior parte dei votanti - chi recandosi fisicamente al seggio, chi per via elettronica - ha inoltre chiesto che al nuovo testo fondamentale si giunga attraverso l’elezione di una nuova Assemblea Costituente, eletta integralmente dal popolo con voto obbligatorio, ovvero con la previsione di sanzioni per chi non si reca alle urne.


Le manifestazioni e il bilancio della repressione


Era il 18 ottobre scorso quando quello che veniva definito «l’esemplare modello neoliberista cileno» è entrato ufficialmente in crisi: alle manifestazioni di protesta scoppiate nella parte sud del Paese il governo di Sebastián Piñera ha risposto con una durezza che non si vedeva dai tempi della dittatura del generale Pinochet.

È di pochi giorni fa il rapporto pubblicato dall’Ufficio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani che «riporta dettagliatamente accuse di tortura, maltrattamenti, stupri e altre forme di violenza sessuale da parte della polizia contro persone trattenute in detenzione, molte delle quali sembrano essere state arrestate arbitrariamente».


Ad accusare forze armate e carabineros (la polizia nazionale cilena) di attacchi generalizzati e uso di una forza non necessaria ed eccessiva durante le manifestazioni avviate contro il caro dei servizi pubblici è anche l’organizzazione internazionale Amnesty International, secondo cui almeno cinque persone sono state uccise dalla repressione dello Stato cileno. Ma i feriti, secondo le informazioni dell’Istituto nazionale dei diritti umani (Indh), sono oltre 3.500, mentre le denunce per torture o violenza sessuale da parte della polizia sono arrivate quasi a 1.400. Un bollettino di guerra, favorito dalla proclamazione dello stato di emergenza da parte del presidente Piñera.


Verso la Costituente: il percorso avviato dai Comuni


Da quel 18 ottobre, primo giorno di mobilitazione, l’hashtag più usato nei social del Paese è stato #AsambleaConstituyente, con l’obiettivo, appunto, di mettere fine alla Costituzione vigente, adottata in piena dittatura e ritoccata solo lievemente dal 1990, data del ritorno alla democrazia formale. Le politiche neoliberiste cristallizzate nella Carta costituzionale del 1980, infatti, sono alla base del malcontento generale del popolo cileno, che chiede un nuovo patto sociale nazionale in cui vengano garantite libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia. Basti pensare che nelle mani di 161 persone (lo 0,001%) si concentra il 20% della ricchezza privata di tutto il Cile, che conta quasi 18 milioni di abitanti.


Tra le istituzioni cilene, i Comuni sono quelle che hanno intuito le necessità di cambiamento provenienti dalla società: dall’8 novembre scorso, infatti, sono stati i sindaci di diversi colori politici - riuniti nella Asociacion Chilena de Municipalidades - ad avviare il processo di consultazione popolare che, dopo il referendum a livello locale, porterà al plebiscito nazionale del prossimo 20 aprile 2020.