Colombia, l'«Israele dell'America Latina»

di Lorenzo Poli

Bogotà e Tel Aviv firmano un trattato di libero scambio che va ben al di là dell'ambito commerciale. Si consolida così un rapporto già speciale, costruito vent'anni fa. Dagli accordi militari in funzione anti-Farc al triangolo con gli Usa, la «sorella Colombia» sta dando ragione alle previsioni di Hugo Chávez


Potrebbe sembrare una forzatura, ma non lo è. A mettere in guardia sulla questione fu già l'allora presidente del Venezuela, Hugo Chávez, il quale disse più volte che la «sorella Colombia» stava diventando l'«Israele dell'America Latina», riferendosi a un rapporto bilaterale che si andava consolidando tra i due Paesi. Soprattutto in termini di scambio di armi e intelligence militare. Lo disse nel 2008, nel 2009 e nel 2010, quando a Bogotà il presidente era Álvaro Uribe.


Un accordo strategico


Lo scorso 10 agosto, come riporta la Bbc, il legame tra Israele e Colombia si è consolidato con la firma di un accordo di libero scambio che, oltre a facilitare il commercio tra i due Paesi, fornisce incentivi per generare legami anche nei campi dell'istruzione, della sanità e delle politiche pubbliche.


Secondo il presidente colombiano Iván Duque, si tratta di un concordato che consente alle esportazioni colombiane, circa il 97% dei prodotti, di raggiungere Israele senza dazi e che consente a quest'ultimo di esportare i suoi prodotti e di raggiungere il Paese con investimenti strategici per sviluppare diversi settori.


Il governo colombiano ha anche annunciato l'apertura di un ufficio innovazione in Israele nell'ambito di un accordo che entrerà in vigore dopo l'approvazione di entrambi i congressi, nel mese di settembre.


Colombia e Israele: un rapporto speciale


La Colombia si afferma così come il principale alleato di Israele in America Latina, grazie a un trattato internazionale senza precedenti, nonché unico Paese della regione ad aver un rapporto così stretto con Israele. Questo ha ricevuto il plauso del direttore della comunità ebraica della Colombia, Marcos Peckell, e di molti di coloro che in Colombia e in Israele sostengono l'apartheid in Palestina.


Il motivo per cui si gioisce è sicuramente legato al fatto che si è stabilito un punto di non ritorno nella relazione speciale tra Colombia e Israele, costruita fin dal 2001, che prima presentava alcune criticità.


Il Paese sudamericano infatti si è astenuto nel voto dell'Onu del 1947 che ha cercato di risolvere il conflitto tra palestinesi e israeliani e che ha portato alla nascita dello Stato di Israele. Nel 1960 i Paesi stabilirono rapporti commerciali e ambasciate, ma nonostante ciò la Colombia continuò a far sentire la propria voce nei forum delle Nazioni Unite, votando anche contro le occupazioni e gli attacchi israeliani nei territori palestinesi, sostenendo la neutralità dell'America Latina. Una posizione che, da molti analisti, è stata letta come una mossa di opportunismo politico, avendo quasi sempre condannato all'Onu le azioni di Israele «per evitare di essere sanzionato per le sue relazioni con Paesi come Cina e Usa, che spesso violano i diritti umani», come ha ricordato alla Bbc Sandra Borda, docente di Relazioni internazionali all'Universidad de los Andes.


La guerra al «terrorismo»


Dall'inizio del XX secolo, e specialmente durante la Guerra Fredda, la Colombia è stata uno dei principali alleati degli Stati Uniti nella regione e la combinazione tra i loro interessi e quelli di Israele ha creato un triangolo strategico molto importante. Dopo l'attacco alle Torri Gemelle nel 2001 e l'ascesa al potere di Álvaro Uribe nel 2002, la Colombia si è unita a quella che gli Stati Uniti hanno chiamato la «guerra globale al terrorismo». Da quel momento la Colombia ha dichiarato i guerriglieri «organizzazioni terroristiche» ed è passata dal vivere il conflitto armato come una contraddizione interna da risolvere attraverso mediazioni, a vederlo come una «minaccia terroristica».

L'ex presidente della Colombia Álvaro Uribe

È stato allora che l'esercito israeliano, che per decenni ha bombardato movimenti considerati «terroristici» come Hamas, Olp o Hezbollah, ha cominciato a sostenere pienamente le forze armate colombiane nella repressione delle Farc e dell'Eln, organizzazioni guerrigliere comuniste colombiane (Farc ora, dopo gli accordi di pace del 2016, è un partito che ha abbandonato la lotta armata, non senza dissidenti).


Mentre Israele reprimeva i movimenti palestinesi che lottavano per l'indipendenza, la Colombia reprimeva i guerriglieri che lottavano per la redistribuzione delle ricchezze, in un Paese dove il 90% delle terre coltivabili appartiene allo 0,4% della popolazione (dati 2020).


Libano, Iraq e Colombia: cos'è il fucile Galil


Il fucile Galil e l'aereo Kfir, entrambi di invenzione israeliana, furono stabiliti come i principali armamenti dell'esercito colombiano.

Il Galil fu inventato dopo la Guerra dei Sei giorni e risultò il miglior fucile d'assalto di produzione interna in dotazione all'Idf (le forze di difesa israeliane), sul modello del fucile finlandese Valmet Rk 62.

Il Galil è stato esportato in numerose nazioni in Africa, Sudamerica, Asia e anche in Estonia, inoltre è il principale fucile d'assalto in uso alle forze armate delle isole Tonga.


Venne usato per la prima volta nel 1982, durante la prima guerra del Libano, poi nella repressione dei movimenti di resistenza palestinesi, nella guerra dello Yom Kippur contro la Siria e l'Egitto, nella guerra d'indipendenza della Namibia e nella guerra in Iraq del 2003.


Piccoli quantitativi del Vb-Sr furono acquistati dall'esercito italiano e impiegati in Somalia nel corso dell'operazione Restore Hope. Sebbene verso la metà degli anni '80 sia stato considerato un prodotto di scarsa qualità, ora è utilizzato dalle forze armate israeliane ma viene prodotto in Colombia ed esportato.


L'aereo Kfir, vanto colombiano


Il Kfir, invece, è un aereo da combattimento multiuso sviluppato in Israele, dall'azienda pubblica Israel Aerospace Industries, che la Colombia espone come uno dei suoi grandi vanti militari. Il velivolo fu usato per la prima volta nel novembre 1977, in un bombardamento aereo israeliano a Tel Azia, nel sud del Libano, durante un'operazione militare.


A partire dal 1989 la Colombia ha acquistato un lotto di 12 velivoli di seconda mano da Israele. I velivoli forniti in versione C.2 e Tc.2 furono aggiornati allo standard C.7 prima di essere forniti alla Fuerza Aerea Colombiana per poi essere utilizzati contro i guerriglieri e i narcotrafficanti. Nel febbraio 2008 il governo colombiano ha richiesto allo stato di Israele la vendita di ulteriori 24 velivoli aggiornati allo standard C.10 per i monoposto e C.12 per i biposto da addestramento. Tra il 2002 e il 2006, secondo i dati ufficiali, le importazioni di materiale militare da Israele alla Colombia sono raddoppiate.


Tra Israele e Palestina: la strategia colombiana


Già dal 1990 la conoscenza militare israeliana ha iniziato a svolgere un ruolo nel conflitto colombiano. Infatti alcuni mercenari israeliani come Yair Klein hanno collaborato, informalmente e illegalmente, con organizzazioni paramilitari d'estrema destra in funzione anti-Farc.


Sebbene secondo alcuni esperti il riavvicinamento con Israele sia compatibile con la rivendicazione palestinese, perché il sostegno alla soluzione bi-nazionale non è una posizione anti-israeliana, è anche vero che l'avanzamento delle relazioni nelle collaborazioni militari tra i due Paesi fa pensare che il riconoscimento della Palestina da parte della Colombia funga da mossa strategica. Non a caso l'ex presidente colombiano Juan Manuel Santos, colui che ha riconosciuto nel 2018 la Palestina come Stato, è anche stato il principale promotore delle relazioni speciali tra i Paesi in qualità di ministro della Difesa e di amico intimo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.


Mashav, studenti e scambi


Negli ultimi 20 anni migliaia di colombiani hanno preso parte a Mashav, l'agenzia israeliana per la cooperazione internazionale allo sviluppo presso il ministero degli Affari Esteri. Una sorta di grande programma educativo che attua programmi di sviluppo e cooperazione mondiale dello Stato di Israele nei Paesi in via di sviluppo per formare gli stranieri in medicina, agricoltura e tecnologia. I suoi programmi sono finanziati congiuntamente da organizzazioni internazionali come la Banca Interamericana per lo Sviluppo, il piano di sviluppo delle Nazioni Unite, l'Unesco, la Food and Agricolture Organization (Fao) e l'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), quest'ultima ritenuta in molti ambienti l'ultimo residuo del Piano Condor in America Latina.


Nessun Paese latinoamericano ha avuto tanti studenti a Mashav quanto la Colombia, secondo i dati del programma governativo. Ecco perché è così comune vedere colombiani e israeliani passare mesi o anni di scambi interculturali per arricchire la loro formazione.

Che avesse ragione Chávez?