Colombia, la pace non c'è



A san Valentino la Colombia ha vissuto il blocco armato e 72 ore di paura, seminata dai principali gruppi rivoluzionari del paese. La guerriglia, che doveva concludersi con gli accordi di pace del 2016, non ha fine: ai dissidenti della Farc, tornati alla lotta armata, si aggiunge la condizione strutturale di alcune regioni periferiche sempre più povere. Una volta controllate dalle Farc, adesso dagli altri gruppi rivoluzionari. Lì il controllo della filiera della cocaina e delle altre attività illegali costituisce per la popolazione una delle principali risorse per sopravvivere. E viene contesa con le armi. Crescono così le fila dell'Ejercito de liberaciòn nacional (Eln) e dell'Ejercito popular de liberaciòn (Epl) che occupano i territori e le attività illegali abbandonati dalle Farc. La pace è sempre più a rischio


Oltre diecimila ex combattenti delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (Farc) hanno iniziato il cammino per reintegrarsi nella società colombiana, ma i dissidenti sono già tornati alle armi.

Il 14 febbraio, insieme al Eln e al Epl, le altre due organizzazioni rivoluzionarie presenti in Colombia, le ricostituite Farc hanno dichiarato 72 ore di “paro armado”, seminando il terrore in diverse regioni: dal Catatumbo, al Cochó, alla Valle del Cauca.


Il blocco armato


Un soldato e almeno due indigeni uccisi dall'Eln, 230 persone sfollate, un migliaio di contadini nascosti in casa, negozi e scuole chiusi, blocchi stradali, camion e bus dati alle fiamme: è il bollettino, riportato dai media locali, delle 72 ore di “paro armado”, che ha avuto luogo in diverse e separate zone della Colombia. Come spesso accade in questo tipo di iniziative, lo scopo dei gruppi armati è quello di mostrare la propria presenza e il controllo sul territorio.

Le autorità, dal ministro della Difesa al presidente Ivan Duque, hanno minimizzato l'accaduto e hanno promesso una dura repressione dei gruppi rivoluzionari che però continuano ad agire indisturbati in larga parte del paese.


Dalla pace al nuovo conflitto


La trasformazione delle Farc - dalla guerriglia delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia fondate nel 1964 al partito Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común nato nel 2017 dopo la conclusione degli accordi di pace - ne ha mutato la struttura: dall'organizzazione militare e gerarchica si è passati a quella politica, nella quale gli iscritti hanno pari diritto di parola. La conduzione del processo di pace, resa già difficile dal nuovo esecutivo Duque, è stata criticata dalla minoranza, che si è scissa e da dicembre 2019 è tornata ufficialmente alla lotta armata.


Le altre milizie rivoluzionarie


Ma i dissidenti delle Farc non sono più il principale gruppo armato in Colombia: è l'Ejercito de liberacion nacional, l'Eln, che insieme all'Epl (Ejercito de liberacion popular) si è fatto strada nelle regioni una volta controllate dalle Farc e ora abbandonate, anche dallo Stato, dopo l'accordo di pace.

Il Catatumbo, zona a nord di Santander, per anni è stato il terreno di scontro tra le Farc e i gruppi paramilitari di estrema destra. La regione è cruciale per le rotte della cocaina e ospita anche diversi giacimenti petroliferi. L'Eln è attualmente il gruppo rivoluzionario più numeroso in Colombia ed è in continua crescita: sfiora le 5mila unità. Nel 2017 i guerriglieri erano solo mille e la ritirata delle Farc ne ha inflazionato la crescita. Dal 2018 l'Eln è entrato in conflitto con l'Epl, l'altro gruppo rivoluzionario, attualmente il terzo del paese per numero di militanti, che ammonterebbero a circa un migliaio.

La lotta per il controllo del narcotraffico


In passato i due gruppi erano stati alleati, ma adesso il narcotraffico è diventato l'attività cruciale per il sostentamento e la sopravvivenza di queste organizzazioni. Così si è ricominciata una lotta spietata per il monopolio della produzione e della vendita della cocaina. In mezzo si trova una popolazione che da decenni vive in miseria. Il Catatumbo è infatti una delle regioni più povere del continente: oltre due terzi della popolazione vive sotto la soglia di povertà e molti si sentono abbandonati dallo Stato colombiano, tra i primi al mondo per tasso di disuguaglianza.


I paramilitari di destra: dai Castaño al Clan del Golfo e le Aquile nere


Alla presenza belligerante dei gruppi rivoluzionari si aggiunge quella di diverse altre bande armate e organizzazioni paramilitari. In particolare il Clan del Golfo, che vanta tra i tremila e seimila membri e resta il più potente gruppo armato della Colombia. È nato da ex combattenti dell'Autodefensas unidas de Colombia (Auc), il reggimento paramilitare fondato dai tre fratelli Castaño 1997 per lottare contro i movimenti rivoluzionari e finanziato da proprietari terrieri locali e multinazionali straniere. Nel 2006 si è ufficialmente sciolto e molti dei suoi leader hanno subito l'estradizione negli Stati Uniti ma altri hanno continuato le loro attività illegali, fondando nuove organizzazioni, come il Clan del Golfo. Quest'ultimo, insieme alle Aquile nere, è tra i principali responsabili dell'assassinio di oltre 160 leader sociali progressisti, in maggior parte indigeni. Nel 2020 gli omicidi sono già ventisette.

Dopo cinquant'anni di conflitto e oltre 210mila morti, la Colombia continua a sognare la pace.