El Salvador, il presidente minaccia il parlamento: «I soldi o il golpe»


Nayib Bukele, eletto lo scorso giugno, non trova una maggioranza per approvare il piano di sicurezza anti-gang.

Domenica scorsa ha occupato lo scranno del presidente dell'Assemblea nazionale con polizia e militari armati al seguito, dando un ultimatum ai deputati: «Avete una settimana o il popolo insorgerà».

Opposizioni e parlamento in rivolta: «Fermare l’autogolpe»


«Fuori i soldi o faccio un colpo di stato». L’aut aut è di Nayib Bukele, presidente di El Salvador, che domenica scorsa ha occupato il parlamento del paese centroamericano per qualche ora portando con sé polizia e militari. «Diamo a questi furfanti una settimana, altrimenti il popolo avrà il diritto di insorgere», ha detto Bukele rivolgendosi ai deputati, dopo aver occupato lo scranno del presidente dell’Assemblea nazionale, Mario Ponce. Una minaccia in piena regola nei confronti del parlamento, controllato dalle opposizioni, con tanto di soldati armati al seguito.


L’irruzione, organizzata per persuadere i deputati a votare il prestito di 109 milioni di dollari necessari a finanziare il piano di sicurezza proposto del governo, ha scatenato la reazione delle opposizioni e dello stesso parlamento, che hanno condannato apertamente «l’esibizione di forza bruta» e «l’occupazione illegale» da parte del premier salvadoregno, invitando le organizzazioni internazionali a «fermare l’autogolpe».


La sessione straordinaria e la chiamata all'insurrezione


Giovedì scorso il presidente salvadoregno aveva annunciato che il Consiglio dei ministri avrebbe convocato per domenica 9 febbraio una sessione straordinaria dell’Assemblea legislativa per dare il via libera alla richiesta dell’Esecutivo, impegnato a combattere le bande criminali che imperversano nel paese. La convocazione straordinaria dell’assemblea, mai invocata prima nella piccola repubblica presidenziale centroamericana, si basava sull’art. 167 della Costituzione salvadoregna, che al comma 7 la contempla «quando gli interessi della Repubblica lo richiedono».


Ma i deputati, contestando la legittimità della convocazione, hanno disertato la sessione straordinaria, facendo mancare il quorum: degli 84 membri del parlamento, i presenti erano solo 20. «Nessuna emergenza costituzionale, la chiamata serviva ad approvare un prestito», ha reagito l’Assemblea, secondo la quale la convocazione straordinaria «lede il principio della separazione dei poteri».

Così Bukele si è appellato al diritto all’insurrezione previsto dalla stessa Costituzione per «ripristinare l’ordine costituzionale» infranto, a suo dire, dai rappresentanti del popolo salvadoregno.

Una chiamata all’insurrezione, quindi, suffragata da riferimenti divini: «Ho parlato con Dio e mi ha detto di pazientare ancora qualche giorno», ha spiegato il capo dello stato ai suoi sostenitori, radunati fuori dal parlamento, dopo aver lanciato l’ultimatum di sette giorni.


La militarizzazione dell’emiciclo, condannata anche da Amnesty International, aveva come scopo quello di mettere pressione ai parlamentari per far approvare la terza fase del Piano territoriale di controllo, che mira ad ammodernare le attrezzature della polizia e dell’esercito negoziando un prestito di 109 milioni di dollari con la Banca centrale americana per l’integrazione economica (Bcie). Una risposta del governo ai gravi problemi di sicurezza di El Salvador, uno dei paesi più violenti al mondo, con un tasso di omicidi da capogiro. Le maras, infatti, gang armate che destabilizzano El Salvador, contano 60 mila “soldati” effettivi e oltre 500mila fiancheggiatori, su un totale di poco più di sei milioni di abitanti.


Un presidente senza maggioranza


Eletto presidente con il 54% dei voti lo scorso 1° giugno, Nayib Bukele ha toccato addirittura l’80% dei consensi nei sondaggi dopo sei mesi di governo. Eppure, in parlamento fatica a trovare una maggioranza, soprattutto dopo che il partito di destra Arena - che conta 37 degli 84 seggi - ha ritirato il suo appoggio alla risoluzione sulla sicurezza, sostenendo la necessità di ulteriori approfondimenti prima di essere votata.


Salito al vertice del governo da indipendente, Bukele ha goduto in questi mesi dell’appoggio incondizionato solo del partito Gana (Gran alianzia por la unidad nacional), che conta dieci parlamentari.

La maggioranza in parlamento, quindi, è detenuta dalle opposizioni: oltre ad Arena, spicca il Fmln (Frente Farabundo Martí por la liberacion nacional), partito di sinistra ispirato al rivoluzionario salvadoregno Farabundo Martí.

Non è un caso, quindi, che domenica, vedendo gli scranni vuoti, Bukele abbia detto: «Mi è piaciuto vederli così».

Aggiungendo che sogna di vederli occupati da «onesti» il 28 febbraio 2021, data delle prossime elezioni parlamentari.