Il premier spagnolo ha evitato di incontrare Guaidó



Il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, a differenza di Johnson, Macron e Merkel, ha evitato di incontrare il leader dell'opposizione venezuelana e ha mandato al suo posto il ministro degli esteri. L'anno scorso la Spagna era stata uno dei primi Paesi a riconoscere Guaidó ma con l'entrata nel governo di Podemos la situazione è cambiata.


Dopo la conferenza di Davos - durante la quale ha fatto un appello per nuove sanzioni al proprio Paese - e l'incontro con Boris Johnson, il tour europeo di Juan Guaidó ha subito un intoppo. Il nuovo governo spagnolo, probabilmente il più a sinistra d'Europa grazie alla presenza dei socialisti di Podemos nell'esecutivo, non ha concesso alta priorità al leader dell'opposizione venezuelana. A differenza dei capi di stato francese e inglese, quello spagnolo non ha voluto incontrare personalmente Guaidó, facendo sapere di rispettare il protocollo europeo che prevede l'incontro con il semplice ministro degli esteri.


Vista la 'particolare' situazione venezuelana, Guaidó aveva chiesto e ottenuto un'eccezione al protocollo con Francia e Regno Unito. Non è andata allo stesso modo con Madrid, dove pesa la volontà di Podemos, con il loro leader e ministro per i diritti sociali, Pablo Iglesias, che considera Juan Guaidó «un semplice rappresentante dell'opposizione venezuelana», non meritevole di essere ricevuto da alte cariche dello Stato.


Psoe cede a Podemos


Il Psoe ha evidentemente ceduto su questa linea, dopo che l'anno scorso si era schierato con Juan Guaidó, subito riconosciuto nel gennaio 2019 presidente ad interim. Allora Sanchez governava senza l'appoggio di Podemos e prevalse, se pur con qualche opposizione interna nel partito, la linea sostenuta oltre che dal premier Sanchez, anche dai gerarchi Luis Zapatero e Felipe Gonzalez. Al contrario, il ministro dei trasporti e presidente del Psoe, Josè Luis Abalos ha incontrato all'aeroporto di Madrid la numero due del governo di Caracas, Delcy Rodriguez. Il suo visto è bloccato a causa delle sanzioni europee all'esecutivo venezuelano, per questo in Spagna chiedono le dimissioni del ministro. Quest'ultimo respinge le accuse e sostiene di averla incontrata sull'aereo proprio per dissuaderla dall'entrare in territorio spagnolo.


Il "team Guaidó"


A Madrid c'è ancora chi stravede per il leader di Voluntad popular: destra e centrodestra, cioè il Partido popular di Pablo Casado e i nazionalisti di Vox, guidati da Santiago Abascal. Entrambi hanno incontrato Guaidó, rinnovandogli il loro appoggio incondizionato. ll sindaco della capitale, José Luis Martínez-Almeida, del Partido popular, gli ha consegnato la "Chiave d'oro" della città, trattamento riservato ai capi di stato in visita ufficiale.


Successivamente il presidente dell'Asamblea nacional venezuelana è stato a Parigi per vedere Emmanuel Macron. Nessun appuntamento previsto nè richiesto con le autorità italiane. Qualche giorno fa c'era stato però un incontro al parlamento europeo con il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani, di fatto il principale esponente del fronte italiano proGuaidò.


Difficilmente gli alleati europei solleveranno un caso diplomatico: gli Stati Uniti continuano ad appoggiarlo, ma Guaidó con il passare del tempo perde sempre più credibilità agli occhi della comunità internazionale che lo sostiene, amministrazione Trump compresa.


Il tour europeo arriva proprio nel momento di massima difficoltà del leader di Voluntad popular. Mentre Donald Trump è impegnato con l'impeachment, Nicolas Maduro resta saldo al comando a Miraflores. Mantenere l'appoggio delle potenze europee diventa fondamentale. In Spagna - lo Stato europeo in assoluto più legato al Venezuela - il nuovo orientamento del governo potrà costituire un ribaltone diplomatico dal forte impatto per le ambizioni di Guaidó.