La polizia venezuelana NON ha impedito a Guaidó l'accesso all'Assemblea nazionale



Juan Guaidó ha deciso spontaneamente di non entrare nel parlamento il 5 gennaio, il giorno in cui, ogni anno, si elegge il presidente dell'Asamblea. Non ha voluto farlo senza Gilberto Sojo, deputato inabilitato dal 2016. Alla fine della votazione erano 150 i parlamentari in aula. Tra questi c'erano anche tutti i membri della presidenza uscente e quelli dei partiti di opposizione, entrati senza problemi. Ma una nuova maggioranza di 86 deputati ha votato per Luis Parra: poco dopo Guaidó si arrampicava sulla cancellata esterna per inscenare una ressa con la polizia che poteva farlo passare solo per l'accesso principale. Anche con i voti dei 3 inabilitati, Guaidó, che in un anno ha perso l'appoggio di circa 40 parlamentari, non avrebbe raggiunto i voti necessari per la rielezione a presidente.

Poco dopo, fuori dal parlamento, l'ex presidente ha indetto una votazione parallela in cui «100 deputati» lo hanno rieletto.


Ha provato a nascondere la sconfitta parlamentare accusando «la dittatura chavista» di disordini e repressioni, ma non c'è riuscito. La presidenza di Juan Guaidò - iniziata un anno fa all'insegna dell'autoproclamazione a Capo di stato ad interim del Venezuela - è finita il 5 gennaio 2020. Almeno secondo le leggi venezuelane.



Ha fatto il giro del mondo il video di Guaidó che cerca di scavalcare la recinzione all'esterno dell'Assemblea nazionale: è stato così che l'autoproclamato presidente ad interim ha invocato la violazione delle sue prerogative di parlamentare venezuelano. In realtà, come mostrano il video del suo arrivo e altri successivi, è stato quest'ultimo a rifiutarsi deliberatamente di entrare e partecipare alla votazione per l'elezione del nuovo presidente dell'Assemblea nazionale.



«Possiamo passare?», chiede Guaidó alla polizia. «Il dispositivo previsto è il seguente: prima l'identificazione dei deputati, poi vi controlliamo e potete passare. Ma i deputati inabilitati non possono entrare», gli viene risposto. Guaidó resta irremovibile: «Non permetteremo che anche uno solo dei deputati eletti dal popolo venezuelano rimanga fuori», replica Guaidó. Il tutto al minuto 3.08 del video.

La stessa scena si ripete successivamente, anche quando Guaidó e la sua delegazione forzano la prima cintura di sicurezza intorno al parlamento. Davanti all'accesso principale Guaidó si ferma nuovamente, pretendendo l'accesso dell'inabilitato Gilberto Brijo. Una volta che fuori arriva la notizia della proclamazione di Parra, Guaidó si affretta ad arrampicarsi sulle inferriate, dove incontra l'opposizione della polizia venezuelana. La foto e il video fanno il giro del mondo, ma non spiegano realmente i fatti.


Le regole sull'elezione del presidente dell'Asamblea


Guaidó ha detto che l'elezione non era valida perché, a suo dire, non c'era il quorum per deliberare e la riunione avrebbe dovuto essere indetta dal presidente, cioè lo stesso Guaidó.

Ma il "Reglamento interior de los debates de la Asamblea Nacional" stabilisce che la sessione parlamentare può iniziare «bajo la dirección del diputado de mayor edad», cosa che in effetti è avvenuta. Héctor Agüero (PSUV) era il deputato più anziano e quindi ha presieduto la deliberazione, indetta con il quorum richiesto dal regolamento parlamentare. Quest'ultimo richiede la presenza della metà più uno degli eletti: l'Assemblea nazionale venezuelana è formata 167 deputati, quindi ne servono minimo 84.


In un'aula piena, la sessione è iniziata con 140 deputati presenti. Infine, a votare, dopo varie ore di ritardi, sono stati in 150. Luis Parra, deputato dell'opposizione - ma espulso dal suo partito di destra, Primero Justicia - è stato eletto con 86 voti. I voti dei chavisti, in minoranza in parlamento, sono stati 45. Gli altri sono arrivati dal blocco d'opposizione che precedentemente aveva sostenuto Guaidó.


Perché Guaidó non è stato rieletto


Non è stata soltanto l'incapacità di rovesciare il presidente chavista Nicolas Maduro, a far venir meno l'appoggio parlamentare a Juan Guaidó. Corruzione e scandali hanno travolto la sua amministrazione. Uno dei più gravi è stato quello degli aiuti umanitari Usa - stornati dalle donazioni per la crisi migratoria in Centroamerica - e affidati all'opposizione venezuelana: i suoi hanno utilizzato i fondi per alcol, droga e prostitute. Celebre il caso del deputato Superlano, intossicato e derubato da alcune prostitute, dopo una notte brava in Colombia, a Cucuta, al confine col Venezuela. Per i principali quotidiani italiani il deputato fu avvelenato perché oppositore. In realtà stava spendendo i soldi degli americani, quelli in origine destinati a migranti di Salvador e Honduras. Dollari in contanti, dei quali secondo i media locali colombiani sarebbe stato appunto derubato.


L'ultimo scandalo di corruzione, che coinvolgeva deputati e imprese straniere, ha creato spaccature e accuse insanabili nella maggioranza che sosteneva Guaidó, formata in origine da 113 deputati. Una settantina di questi fanno parte della Mesa de la Unidad Democratica, coalizione composta dai principali partiti di centrodestra, e continuano ad appoggiare Guaidó.


I franchi tiratori e il parlamento alternativo di Guaidó


«Tutti gli altri sono traditori», secondo Williams Dávila, di Acción Democratica, il primo partito dell'opposizione. Dalla sua testimonianza ricaviamo inoltre che le forze di sicurezza «non hanno fatto entrare soltanto Calzadilla e il deputato di Amazonas, tutti gli altri sono entrati».

«Non esiste la possibilità» dell'elezione di Parra. «Guaidó sarà rieletto» e chi non lo voterà è un «traditore», andava dicendo in attesa della votazione. «Guaidó è li fuori a lottare per far entrare anche quei compagni», ha aggiunto il deputato, dopo essersi lamentato anche dei controlli «estesi senza alcuna ragione» a un perimetro più largo rispetto a quello in cui vengono normalmente espletati.


Come riportato nella diretta di VpiTv, la mattina della votazione alcuni deputati erano ancora incerti. Dávila non aveva quindi calcolato bene il numero dei franchi tiratori.

Alla fine della giornata Guaidó ha poi convocato un'assemblea 'alternativa' nella redazione del quotidiano El Nacional.

Lì si è fatto rieleggere, «con il voto di 100 deputati», comunicato dalla sua pagina Twitter. Ma tra i presenti appaiono facce poco convinte. E secondo i deputati dell'opposizione che hanno votato Parra, i numeri dichiarati da Guaidó «non quadrano».


Il giorno dopo, la nuova delegazione presidenziale si è insediata negli uffici del parlamento venezuelano. Per il 7 gennaio è prevista la ripresa dei lavori dell'Assemblea. Guaidó ha detto che si presenterà alla sessione e Parra ha risposto che, come deputato, è il benvenuto: «Guaidó può venire qui e dire quello che vuole».


Numerosi Paesi si sono già congratulati con Guaidó per la sua «rielezione». Così il ministero degli Esteri tedesco e il vicepresidente Usa Mike Pence. Guaidó sostiene che anche «tutti gli stati membri dell'Unione europea», lo sostengano. Ma non c'è stata nè una risoluzione nè un voto del Consiglio riguardo i fatti del 5 gennaio.


La notizia in Italia


Non ha espresso posizione il ministro degli esteri Luigi Di Maio, nè altri membri del governo italiano hanno rilasciato dichiarazioni a riguardo. Ci ha pensato l'ex presidente del parlamento europeo Antonio Tajani, da sempre in prima linea contro il governo Maduro. Anche lui ha caricato su Twitter il video della messinscena sulle inferriate di Guaidó, al quale non è mai stato impedito personalmente l'accesso all'Asamblea. «Basta, l'Europa faccia la sua parte!», ha tuonato.


Del resto è stata l'Ansa a condividere la videonotizia: "La polizia venezuelana impedisce a Guaidó l'accesso al parlamento". Ma, aldilà del titolo, nel video si vede nulla, solo dei poliziotti in piedi.

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