Messico, il club dei milionari che agisce nell'ombra


Ricchi, potenti e discreti: sono i membri del Consejo mexicano de negocios, un gruppo di imprenditori e dirigenti che dal 1962 influenza la politica del Paese latinoamericano senza dare troppo nell'occhio. Dai pionieri, dodici "uomini d'affari", alle prime donne, la storia del Consiglio si intreccia con quella del Messico. Tra privatizzazioni, libero mercato e accordi commerciali. Come il Nafta, il trattato che ha scatenato la rivolta zapatista nel Chiapas. E tra i paperoni più ricchi del mondo, ora, ci sono anche diversi membri del club


Un club di milionari che influenza la politica restando nell’ombra, determinante per le decisioni relative a privatizzazioni e accordi di libero scambio. È il Consejo mexicano de negocios (Cmn), un organismo che riunisce gli imprenditori più ricchi e influenti del Messico, tra i quali Carlos Slim, il quinto uomo più ricco del mondo.


Le origini: i dodici "uomini d'affari" e i rapporti con la politica


Il Consiglio, nato come organizzazione semi-segreta nel 1962, in origine accoglie solo uomini, tanto è vero che il primo nome del gruppo è “Consiglio degli uomini d’affari messicano”. Non proprio una setta o una loggia, ma un club esclusivo e molto potente, di cui fanno parte 12 dirigenti e imprenditori desiderosi di incidere sulla politica economica del governo di Adolfo López Mateos.

Tra gli obiettivi del consesso, in grado di ottenere importanti risultati con la massima discrezione, le scelte economiche liberiste da parte dei governi e le nomine nei palazzi del potere, a volte influenzate direttamente dal Cmn, come nel caso dei governatori della Banca del Messico.


A rendere più facile il lavoro dei paperoni messicani è senza dubbio il filo diretto con il principale partito del paese latinoamericano, il Pri (Partito rivoluzionario istituzionale), rimasto al potere per 70 anni consecutivi, dal 1930 al 2000.

Un rapporto, quello tra il Consejo e i vari governi messicani, non sempre rose e fiori, come riporta la Bbc: passati gli entusiasmi dei pionieri, il club affronta un periodo non facile durante il mandato del presidente messicano Luis Echeverría, al governo dal 1970 al 1976.

Echeverría attua una politica riformista che mira a sviluppare l’economia del paese latinoamericano recidendo il cordone ombelicale con gli Stati Uniti.

Tra le riforme più significative del suo governo, la nazionalizzazione delle miniere, che prima erano in mano a compagnie straniere.

Questi cambiamenti non piacciono al club, che si oppone al governo di Echeverría, criticandone l’operato e promuovendo la creazione di altri organismi imprenditoriali per bloccare le decisioni ufficiali.


L'età dell'oro: Salinas, le privatizzazioni e l'accordo di libero scambio


Ma la svolta arriva qualche anno più tardi, negli anni ’80-’90. Il Pri, pur formalmente nell’alveo dell’Internazionale socialista, adotta politiche tipicamente di centrodestra, basate sul libero mercato, sulle privatizzazioni delle imprese statali e su stretti rapporti con la Chiesa cattolica. Un invito a nozze per gli uomini d’affari, che infatti tirano un sospiro di sollievo ed escono addirittura dall’anonimato - alcuni dei suoi membri, quanto meno - per sostenere Carlos Salinas de Gortari, che diviene presidente: siamo nel 1988.



È durante il suo mandato (1988-1994) che il il club dei milionari tocca il cielo con un dito: diversi membri del Consejo, infatti, entrano nel governo come collaboratori e svolgono un ruolo centrale nelle trattative che portano alla firma, nel dicembre ’92, del Trattato di libero scambio (Nafta) tra Stati Uniti, Canada e Messico.

Un trattato modellato sull’accordo di libero scambio tra Canada e Stati Uniti (Fta), a sua volta ispirato all’Unione europea, il cui obiettivo principale è l’eliminazione di ogni barriera tariffaria tra i paesi aderenti.

All’accordo Nafta, entrato in vigore nel 1994, i membri del Consejo partecipano attivamente, anche finanziando una campagna pubblicitaria sui media statunitensi per convincere l’opinione pubblica nordamericana sui vantaggi dell’operazione.


Non la pensano così gli indigeni del Chiapas, guidati dal subcomandante Marcos, che proprio il 1° gennaio ‘94 iniziano la rivolta zapatista contro il governo messicano, intuendo i rischi di ulteriore impoverimento per le zone più depresse del Messico a vantaggio dei contraenti nordamericani.

E c’è chi pensa che le privatizzazioni del periodo 1989-1994 abbiano consentito ai narcos, con la complicità delle istituzioni, di diventare «un potere economico legale».


I paperoni del Consejo alla conquista del globo


Ma la gloria del Consejo non si lega solo alla presidenza Salinas, che dopo le dimissioni viene accusato di aver favorito il narcotraffico e si rifugia prima negli Usa e poi in Irlanda. Anche i governi successivi intrattengono relazioni privilegiate con i membri del gruppo, che beneficiano direttamente della privatizzazione di alcune società pubbliche, incrementando ulteriormente le proprie fortune.

È così che nelle classifiche degli uomini più ricchi del mondo cominciano a comparire alcuni messicani.


Uno su tutti è senza dubbio Carlos Slim Helú, magnate delle comunicazioni, che acquista la compagnia telefonica messicana, prima pubblica e in regime di monopolio. La sua società, América Móvil - di cui oggi è presidente onorario -, diventa il pilastro del suo impero.


Attivo anche nei settori edilizio, minerario e immobiliare, Slim, tra i principali azionisti del New York Times, è l’uomo più ricco dell’America Latina, con un patrimonio di 64 miliardi di dollari. Nella classifica dei paperoni globali, per Forbes è l’uomo più ricco del pianeta dal 2010 al 2013.

Oggi la rivista economica lo colloca al quinto posto, dietro Jeff Bezos, Bill Gates, Warren Buffett e Bernard Arnault.


Dal telefono alla tv, un altro membro del Consejo ad aver beneficiato delle politiche di privatizzazione è Ricardo Salinas Pliego, a capo del Grupo Salinas, con un patrimonio di 11 miliardi di dollari. La sua società, TV Azteca, nata dall’Instituto Mexicano de la Televisión, opera anche negli Usa e in altri paesi mesoamericani.


Tra gli uomini d’affari affezionati al tubo catodico c’è anche Emilio Azcárraga Jean, a capo di Televisa, il più grande gruppo multimediale di lingua spagnola al mondo, fondato dal padre Emilio Azcárraga Milmo: il suo patrimonio oggi è di oltre due miliardi di dollari.


Ancora meglio va a Germán Larrea, fondatore e ad di Grupo México, la più grande società mineraria del Paese, nonché terzo produttore di rame al mondo, con un patrimonio di 15 miliardi di dollari.


Il club oggi: le prime donne e i rapporti con AMLO


Pur non sapendo con certezza quanti siano i membri del Consejo - si parla di 50/60 -, sappiamo che oggi il presidente è Antonio del Valle Perochena. E che al suo interno ci sono tre donne.

La prima ad essere accettata nel club, nel 2014, è stata Blanca Treviño, fondatrice e presidente di Softek, società di tecnologia informatica che opera in America, Europa e Asia.

A farle compagnia sono arrivate María Asunción Aramburuzabala, azionista di maggioranza di Grupo Modelo, produttore della birra Corona (con un patrimonio di sei miliardi di dollari), e Laura Zapata, proprietaria di Envases Universales, tra le principali società di imballaggio del mondo.


E con l’attuale presidente, Andrés Manuel López Obrador (per tutti AMLO), come si rapportano i membri del gruppo? In pubblico si fanno vedere di rado, preferiscono evitare i media e comunicare una volta all’anno i propri piani di investimento.

Prima che venisse eletto, il 1° dicembre 2018, López Obrador era stato criticato apertamente dai paperoni messicani, spaventati dalla sua provenienza di sinistra.

Una volta diventato presidente, però, hanno fatto buon viso a cattivo gioco, come spiega l’analista finanziario José Yuste, incontrando spesso il nuovo presidente.

Schivi sì, ma sempre in contatto con il governo.