Nicaragua, gli Usa finanziano ancora le opposizioni anti-sandiniste

di Lorenzo Poli

Come rivelato dal giornalista William Grigsby Vado nel programma Sin Fronteras lo scorso 3 luglio, tra il 2017 e il 2018 Washington ha versato 28 milioni di dollari agli oppositori di Ortega. Media e associazioni per i diritti umani tra i maggiori beneficiari, in particolare durante gli scontri del 2018. Che ricordano i Contras di Reagan


In Nicaragua le opposizioni sono ancora sul libro paga degli Stati Uniti. A darne notizia è il programma Sin Fronteras, diretto dal giornalista William Grigsby Vado, che ha spiegato, documenti alla mano, il piano di Washington (qui il video completo, del 3 luglio 2020).

Programmi di «giornalismo indipendente», agenzie di osservazione elettorale e «gruppi per i diritti umani» finanziati per un totale di 12 milioni di dollari, ovvero il 75% dei fondi 2018 della Usaid (l'agenzia governativa Usa per lo sviluppo internazionale).


Quelli segnalati da Grigsby sono solo i fondi ricevuti dall'agenzia governativa statunitense e da altre agenzie (Ned, Ndi, Iri), ma a questi si devono aggiungere quelli che le organizzazioni dell'opposizione hanno ricevuto sia da altre organizzazioni, come la Open Society Foundation di George Soros, sia da governi e agenzie europei.


Tra il 2017 e il 2018 i finanziamenti totali ammontano a circa 28 milioni di dollari, passati da Washington a Managua in funzione anti-sandinista.

Opposizioni di destra, d'estrema destra, di centro e di centro-sinistra nicaraguensi sono state quindi finanziate da fondi Usa senza dare nell'occhio, spesso con triangolazione di fondi, ovvero attraverso organizzazioni che non possiedono personalità giuridica o a cui è stata tolta dopo il tentato golpe del 2018.


La galassia dei beneficiari


Sono stati finanziati i «media indipendenti» che dal 2018 hanno invaso i social, il web e l'informazione tradizionale, tra cui il Grupo Cinco di Carlos Fernando Chamorro e Sofia Montenegro (proprietari di Confidencial e programmi affini), con una somma pari a 3,3 milioni di dollari.

Ma anche l'Istituto di studi strategici e politiche pubbliche Ieepp (Félix Maradiaga) con 2,1 milioni di dollari, la Commissione permanente per i diritti umani (Cpdh) di Marcos Carmona con 2 milioni e Grupo Ética y Transparencia di Roberto Courtney con un milione.


Tra gli altri enti, poi, il Centro nicaraguense per i diritti umani (Cenidh) - finanziato con un milione di dollari - che fa a capo a Vilma Núñez: l'agguerrita avversaria del sandinismo (in origine sua alleata) il 10 luglio 2018 dichiarò alla Bbc la volontà del presidente nicaraguense Daniel Ortega di mettere in atto un «piano di sterminio».

Affermazioni sulla stessa onda di Open Democracy e del gruppo di protesta internazionale Sos Nicaragua, che nel 2018 definirono Ortega un «tiranno infernale dalla repressione sanguinosa». Dichiarazioni volte a sminuire le sofferenze del Paese centroamericano durante la dittatura di Anastasio Somoza, che ha represso militarmente per 40 anni la popolazione nicaraguense.


Tra i componenti della direzione esecutiva dell'Alleanza civica per la giustizia e la democrazia (Acjd), che ha incassato 212mila dollari da fondi Usa, figurano vecchie facce della politica reazionaria nicaraguense e dei settori più conservatori dell'impresa privata, legate ai Contras (gli ex gruppi armati controrivoluzionari sostenuti e finanziati dagli Usa).


Come ha spiegato il giornalista Grigsby, sul libro paga dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) vi è anche il Movimento per il Nicaragua (Mpn) con 803mila dollari. Al cui vertice siede Violeta Granera, membro del Consiglio politico della Unidad Nacional Azul y Blanco (Unab), organizzazione composta da circa 90 sigle tra ONG e gruppi legati alla società civile e ai dissidenti del Fronte sandinista di liberazione nazionale che hanno fondato il Movimento rinnovatore sandinista (Mrs).


Nella lunga lista figurano poi Hagamos Democracia (presieduto da Luciano García) con 800mila dollari, la fondazione Violeta Barrios de Chamorro (di Cristiana Chamorro) con 600mila dollari, il Movimento contadino di Medardo Mairena con 240mila dollari, la Fondazione Popol Na (Mónica López B.) con 208mila e il Movimento autonomo delle donne (Mam) con 154mila dollari.


Dai Contras di Reagan agli scontri del 2018


Dai documenti risulta che tra i beneficiari dei finanziamenti vi sia anche la discussa e controversa Associazione nicaraguense per i diritti umani (Anpdh) che fa capo ad Álvaro Leiva: avrebbe ricevuto una somma di 200mila dollari, anche se i suoi legami con gli Usa hanno radici molto lontane. L'Anpdh, infatti, è stata fondata a Miami nel 1986 con finanziamenti provenienti dal Congresso degli Stati Uniti, durante la stesura del programma di sostegno ai Contras, movimento controrivoluzionario d'estrema destra, nel bel mezzo della guerra contro il governo rivoluzionario sandinista.

Come stabilito due anni dopo nel rapporto Americas Watch, la Anpdh nel 1986 ricevette tre milioni di dollari dal governo di Ronald Reagan - soldi appartenenti al fondo di 100 milioni approvato dal Congresso per sostenere i Contras - e 2,5 milioni di dollari dal dipartimento di Stato.


Secondo il rapporto Diritti umani in Nicaragua: 1985-1986, inoltre, la Anpdh aprì una sede in Honduras all'interno di un accampamento dei contras e un'altra in Costa Rica.

A luglio dell'anno scorso, alcuni dirigenti dell'Anpdh avevano chiesto le dimissioni di Álvaro Leiva dalla carica di segretario esecutivo, chiedendo di rendere conto delle accuse di firme false, alterazione di libri contabili, appropriazione indebita di mezzo milione di dollari e di tutte le donazioni ricevute nel periodo delle mobilitazioni "colorate" di piazza del 2018. Leiva, lo scorso agosto, si è auto-esiliato in Costa Rica, ottenendo asilo politico due mesi dopo.


Tra il 2017 e il 2019, l'Anpdh ha ricevuto finanziamenti da organizzazioni internazionali come la National endowment for democracy (Ned), il National democratic institute (Ndi) e la fondazione Open Society di George Soros. Un'associazione per i diritti umani, l'Anpdh, accusata di manipolare le notizie sugli scontri che sono avvenuti in Nicaragua durante le proteste per far dimettere Ortega, nel 2018.

In quel periodo, l'Anpdh è stata l'organizzazione che più ha gonfiato i dati riguardanti decessi, feriti e persone detenute, secondo la Commissione per la verità, la giustizia e la pace (Cvjp) - creata dal parlamento nicaraguense per analizzare e chiarire gli episodi di violenza e le morti avvenute durante la crisi iniziata il 18 aprile 2018 -: l'ultimo rapporto Anpdh, presentato nel settembre 2019, riportava oltre 560 morti per mano della polizia e dei paramilitari, oltre 4.500 feriti e non meno di 1.300 tra sequestrati e scomparsi.


In realtà, i dati si basavano anche su persone senza nome, nomi delle vittime duplicati, persone decedute fuori dagli scontri e finti scomparsi. Come ha chiarito la commissione, circa il 48% delle morti registrate dall'organizzazione presieduta dal vescovo ultraconservatore di Estelí Abelardo Mata, poi estromesso da Leiva, non avrebbe nulla a che fare con la crisi politico-sociale nicaraguense del 2018.


Nessuna organizzazione nazionale e internazionale per la tutela dei diritti umani ha mai accettato di riunirsi con la commissione Cvjp per fare ricerca sulle liste di deceduti e detenuti.


Verso una coalizione anti-sandinista


Nel Nicaragua di oggi, governato dal 2007 da Daniel Ortega - vincitore delle ultime elezioni con il 72% - tutti i sondaggi danno il Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln) come primo partito.

Secondo quanto si legge sul sito dell'associazione Italia-Nicaragua, Alleanza Civica, Unab e vecchi partiti della destra nicaraguense stanno imbastendo una coalizione nazionale in vista delle elezioni politiche del 2021, con l'obiettivo di metter fuori gioco il Fsln e archiviare la rivoluzione sandinista, anche con l'aiuto di agenzie governative e private statunitensi ed europee.