Argentina, in piazza la festa della 'lealtad' peronista

di Jacopo Bianchi

Foto di Leandro Teysseire, da Página|12

Sabato scorso l'Argentina ha celebrato il 75° anniversario della nascita del peronismo, legata al giorno della liberazione - grazie alle proteste del suo popolo - di Juan Domingo Perón. Dalle origini dei 'descamisados' al mito della giustizia sociale, che, tra luci e ombre, dura anche oggi


La manifestazione


BUENOS AIRES - Sabato 17 ottobre buona parte dell'Argentina, nonostante la pandemia di coronavirus, ha festeggiato il 75esimo 'dia de la lealtad'. Una commemorazione, quella per il giorno considerato fondativo del movimento peronista - il 17 ottobre 1945 - molto sentita dal popolo peronista.


Un movimento popolare, che oggi è di nuovo al governo con il presidente Alberto Fernández, alla guida del Paese sudamericano tra difficoltà finanziarie ed emergenza sanitaria.


E nonostante il virus, che in Argentina sta colpendo molto duramente, la partecipazione è stata importante. Tanti hanno seguito l'evento da casa, connettendosi alla pagina virtuale www.75octubres.ar. Altri invece - in maggioranza - sono scesi in strada. Soprattutto nella capitale Buenos Aires.

Da Infobae
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Partiti dal Congreso (il Parlamento), sono arrivati alla Casa Rosada (il palazzo del governo), dopo aver percorso Avenida de Mayo. I festeggiamenti sono andati avanti fino a tarda notte tra choripanes (tipico panino argentino) e vino. Canti e balli popolari hanno accompagnato il corteo. In più di un milione hanno visitato la pagina web, anche se mancano numeri certi sulla partecipazione in strada.


I video:



Cos'è il 'día de la lealtad'


Con l'avvio della crisi mondiale nel 1929, per l'Argentina iniziò un periodo buio di dieci anni, chiamato comunemente "la década infame". Si susseguirono presidenti e ministri mai votati, che insediarono governi golpisti e conservatori, molto negativi per le fasce popolari.


Nel giugno del 1943 tre generali dell'esercito argentino decisero di fare un colpo di Stato. Tra loro c'era un giovane colonnello, Juan Domingo Perón, che si prese la responsabilità di guidare il "departamento nacional del trabajo", ascoltando e rappresentando la classe operaia. In quegli anni non esistevano controlli, benefici e diritti per quasi nessun operaio, solo il 20 percento godeva di certi "privilegi". Il generale Perón, nel frattempo diventato vicepresidente, si dedicò ai diritti dei lavoratori: garantì il diritto alle vacanze, alla tredicesima e la regolarizzazione della giornata lavorativa di otto ore. Diede voce ai lavoratori e rinsaldò il rapporto tra sindacati e classe operaia.


Il suo scopo era ottenere "justicia social". Il proletariato, per la prima volta, si sentiva ascoltato e rappresentato. Nel 1945 Juan Domingo Perón divenne un grattacapo per i "poteri forti": le sue politiche populiste non erano ben viste da gran parte di ministri e generali. I suoi proclami e le sue convinzioni avevano un forte impatto sulla maggioranza del popolo argentino, precario e senza diritti. Di conseguenza, il 13 ottobre Perón venne catturato, allontanato dalla sua gente e imprigionato nella conosciuta Isla Martín García, ubicata sul Río de la Plata.


La notizia non tardò tanto ad arrivare nelle strade di Buenos Aires, ma soprattutto alle orecchie di quel popolo per il quale l'ex generale aveva lottato. Fu così che, senza organizzazione nè comunicazione, il popolo operaio, il 17 ottobre 1945, si riversò nelle strade della capitale. Arrivò marciando in Plaza de Mayo e chiese davanti alla Casa Rosada la sua liberazione. Fu una giornata di canti popolari, balli e musica. La maggior parte dei manifestanti non conosceva la città, era la prima volta che protestavano pacificamente in una società che fino ad allora non dava voce ai più deboli.


Le minacce e la vittoria popolare


La mobilitazione non cessava, i militari controllavano la folla di 200mila giovani, che chiedevano all'unisono l'apparizione di Perón minacciando di non andarsene. E, di conseguenza, di bloccare la produzione industriale del Paese.


All'imbrunire, data la situazione tesa e di difficile soluzione, il governo decise di arrendersi. J. Domingo venne liberato, portato ed esortato a mostrarsi dal balcone della Casa Rosada. Alla sua visione il popolo esplose di gioia. Il ritorno del loro rappresentante era simbolo di speranza e forza. Lui, dal suo canto, ringraziò il suo popolo, che aveva lottato e protestato per la sua libertà, dimostrando "lealtad".


Il 17 ottobre 1945 nacque, così, il peronismo, che marcò un nuovo inizio per la classe operaia e per l'Argentina.

Juan Domingo Perón diventò presidente nel 1946: con la sua sposa e compañera Eva Duarte, Evita, fece la storia politica argentina. Un fenomeno che, tra luci e ombre, dura da 75 anni.