Vicepresidente Usa: «Soleimani coinvolto nell'11 settembre». Ma è una bufala



L'ha sparata grossa Mike Pence, vice di Donald Trump alla Casa Bianca. In un tweet ha tirato fuori l'attentato alle Torri Gemelle per giustificare il raid aereo statunitense fatale al generale iraniano Qasem Soleimani. La sua affermazione è basata sul nulla, come segnala il New York Times. Al contrario, Souleimani lottava contro i terroristi sunniti di Al Quaeda


Qasem Soleimani «ha aiutato 10 dei 12 terroristi autori dell'attacco agli Stati Uniti dell'11 settembre nel loro viaggio clandestino verso l'Afganistan». Lo ha scritto Mike Pence su Twitter, in una lunga serie di messaggi nei quali il vicepresidente Usa elencava le responsabilità di Soleimani, ucciso da un drone Usa in territorio iracheno. Nella discussione, Pence ha definito Soleimani come un «uomo malvagio» che minacciava da decenni la sicurezza americana e si preparava far partire attentati contro militari e diplomatici statunitensi.

L'affermazione falsa


Negli Usa il tweet non è passato inosservato: il New York Times ha subito chiarito che «non ci sono prove» dei rapporti tra i terroristi - che erano 19 e non 12, in maggioranza sauditi e tutti sunniti - e il generale Soleimani. Quest'ultimo, sciita, aveva anzi combattuto contro i terroristi sunniti.

Nel rapporto della commissione d'inchiesta sull'11 settembre, riporta il Nyt, è scritto testualmente che nè l'Iran nè gli Hezbollah fossero a conoscenza dei piani terroristici contro le Torri Gemelle. Così come gli stessi attentatori, non ancora informati sui dettagli della futura operazione durante il loro viaggio dall'Arabia Saudita all'Afganistan.


Come ha spiegato il giornalista americano Ayman Mohyeldin a Msnbc, al passaporto dei cittadini sauditi non viene applicato alcun timbro alla frontiera con l'Iran, per via di specifici accordi tra i due Paesi. Sarebbe questa l'unica ragione del loro passaggio dall'Iran, secondo il giornalista, che fa un paragone con Colin Powell e le false accuse sulle armi di distruzione di massa mosse all'Iraq nel 2003 per giustificare la guerra.


Non è per niente chiaro per quale motivo il generale Soleimani, il leader di un apparato militare musulmano sciita di linea dura, sarebbe venuto in aiuto dei membri di Al Quaeda, un gruppo estremista sunnita con forti legami con l'Arabia Saudita.

Soleimani ha trascorso gran parte della sua carriera lottando contro l'Arabia Saudita, tanto da pianificare anche un attentato contro l'ambasciatore saudita negli Usa.  In alcune occasioni avrebbe anche facilitato la cattura di militanti di Al Quaeda da parte delle forze statunitensi.


L'associazione tra Soleimani e l'11 settembre sembra quindi un tentativo - senza fondamento - di voler caricare di contenuti fortemente evocativi e patriottici la guerra contro l'Iran e gli Hezbollah, alterando i fatti storici. Del resto, lo scrittore e regista Michael Moore aveva avvertito già alcune ore prima: «Conoscete quest'uomo? Sapevate che era vostro nemico? Entro la fine di oggi sarete addestrati a odiarlo. Sarete felici che Trump lo abbia assassinato».