In Italia le restrizioni più severe e lunghe del mondo, certifica Oxford

di Gianluca Mavaro

Dal 2021 le misure antiCovid italiane sono le più stringenti e durature dell'intero pianeta. Non lo dicono i contestatori, ma lo certifica l'università di Oxford: il livello di rigore registrato supera di molto la media mondiale. E il green pass esteso non è ancora considerato nel punteggio


Tra le voci del portale ourworldindata, curato dai ricercatori della celebre università di Oxford, colpisce l'indice che misura il livello delle misure contro il coronavirus: dai divieti di circolazione alle chiusure di scuole e attività, fino all'obbligo di mascherine, tamponi e politiche vaccinali. Più alto è il punteggio, maggiore è il rigore delle norme presenti in ciascuno Stato del mondo.


L'INDICE ELABORATO A OXFORD STIMA CHIUSURE, LOCKDOWN, OBBLIGHI E DIVIETI IN VIGORE OGNI GIORNO IN CIASCUNO STATO


NEL 2021 L'ITALIA È STATA LEADER DEL MONDO IN RESTRIZIONI: SUPERATA LA CINA

Quasi tutti i Paesi, chi più chi meno, hanno adottato delle misure: l'Italia è stato lo Stato europeo che ha stretto con maggior forza e più a lungo. Nel mondo pochissimi hanno fatto lo stesso


Esaminando il database ci accorgiamo che Il livello di rigore italiano supera del 33% la media mondiale e del 20% quella europea. L'approccio italiano si caratterizza quindi per una marcata scelta per la severità. Si distigue invece la risposta dei Paesi scandinavi e dell'Europa orientale, più morbida e in linea con la media del resto del mondo. L'indice è meramente quantitativo: non dice se e quanto le restrizioni siano adeguate al loro scopo, cioè contrastare il virus.


NESSUNO COME L'ITALIA


Severi quanto le dittature


Se si allarga l'analisi alll'intero periodo dalla dichiarazione di pandemia mondiale della Oms, il risultato cambia poco o nulla. L'Italia è tra i Paesi più severi del mondo, sopra, e di gran lunga, ai regimi più autoritari. Soltanto Argentina e Cina ci superano, quest'ultima anche grazie al primo, precoce e severo lockdown di Wuhan (ma non dell'intero Paese). L'Argentina è invece celebre per la quarantena di massa più lunga del mondo. E l'indice di restrizioni italiane rischia di salire, perché non tiene ancora in conto l'estensione del controverso obbligo sul lasciapassare verde, previsto dal governo per il 15 ottobre.

Le strade più chiuse al mondo


Se ci concentriamo esclusivamente sulle chiusure e sui divieti di spostamento escludendo dall'analisi altri provvedimenti inclusi nell'indice precedente, come isolamenti fiduciari, obbligo di mascherine e contact tracing, l'Italia rimane tra i Paesi al mondo che hanno limitato con maggiore intensità e per più tempo vita sociale e circolazione dei cittadini.

A differenza di quanto avvenuto in Danimarca, Norvegia, Svezia e Regno Unito abbandonano le norme straordinarie e archiviano il Covid come una comune malattia, il governo italiano non ha ancora indicato una meta. Niente parametri o obiettivi certi, sulla base dei quali l'emergenza si considera terminata e con essa il ricorso ai nuovi poteri eccezionali.


Troppo tardi o troppo a lungo: la tempistica è decisiva


Non esiste un solido e provato collegamento tra l'andamento dell'epidemia nei vari Stati e l'intensità delle restrizioni adottate, fino ai confinamenti più stringenti. Nel mondo reale è estremamente difficile riprodurre studi adeguati, eliminando i fattori che possono influenzare i risultati. È stato osservato che, se attuate tardivamente, le misure restrittive sono inefficaci. Se protratte nel tempo, possono essere pericolose e nocive. Decisiva è quindi la tempistica precoce e proporzionata. Con interventi tardivi e prolungati i danni per la società diventano inevitabili: nel 2020 solo in Italia sono stati oltre un milione gli operazioni chirurgiche rimandate, circa la metà erano urgenti. In Europa sono state un milione in meno le diagnosi di tumore e per questo si teme un'impennata della mortalità del 21% entro i prossimi vent'anni: significa almeno 250mila morti in più ogni anno.

"Le misure potrebbero ridurre l'incidenza dei casi ma anche allungare l'epidemia. Estendere la durata dei lockdown potrebbe portare a risultati imprevisti nell'assistenza sanitaria: non solo aumento delle spese ma anche una diminuzione di servizi e cure per altre malattie, con conseguente aumento di malattie e della mortalità (ad esempio, riduzione dello screening del cancro o del trattamento delle malattie cardiache o del diabete), aumento dell'incidenza degli problemi psicologici gravi (tra i quali il suicidio), e impatti psicosociali degli operatori sanitari (stress, fatica e burn out) che potrebbero richiedere ulteriori valutazioni rispetto ai modelli che suggeriscono una qualche efficacia del lockdown sui contagi"
(Modeling the effect of lockdown timing as a COVID-19 control measure in countries with differing social contacts Nature, febbraio 2021)