Perù, Francisco Sagasti è il nuovo presidente ad interim

di Ruggero Tantulli

Ingegnere, 76 anni, moderato e centrista. Il Congresso ha scelto il terzo presidente in una settimana, membro del Partito Viola. Proverà a placare la crisi politico-istituzionale, ma dalle piazze emerge una richiesta di cambiamento più radicale


Non c'è due senza tre. Dopo Martín Vizcarra - destituito dal Congresso il 9 novembre - e Manuel Merino, dimessosi domenica scorsa dopo appena sei giorni, il Perù ha un nuovo presidente: Francisco Sagasti. Settantasei anni, membro del Congresso dallo scorso marzo, Sagasti ha ottenuto 97 voti favorevoli, 26 contrari e 0 astenuti, diventando presidente ad interim del Paese sudamericano. Sagasti, infatti, guiderà un governo di transizione fino al 28 luglio 2021, quando entrerà in carica il nuovo presidente che uscirà dalle elezioni generali dell'11 aprile.


Ingegnere, moderato e centrista, Sagasti milita nel Partito Viola, nato nel 2017 ma approdato in Parlamento lo scorso marzo. Un piccolo partito nato da una costola del partito di destra Todos por el Perù, ma che punta alla vittoria alle prossime presidenziali.


In passato Sagasti ha fatto parte del governo rivoluzionario delle forze armate, dopo il colpo di Stato del 1968, sotto la guida del generale Juan Velasco Alvarado.


Il Congresso ha eletto come vicepresidenti Mirtha Vásquez (Fronte Ampio), Luis Roel (Azione popolare) e Matilde Fernández (Siamo Perù).


Compito arduo, quello del neo presidente: contenere e placare la profonda crisi politica e istituzionale in corso in Perù, dove da giorni violente proteste hanno portato al caos per le strade. Due i morti accertati, decine i feriti. Un malcontento non legato solo alle vicende istituzionali, ma al rigetto del sistema politico peruviano, intriso di corruzione.

Senza contare le profonde rivendicazioni sociali in un periodo di grandi difficoltà economiche. Dalle piazze, infatti, emerge una richiesta di cambiamento radicale, che porti a una nuova stagione costituente, per archiviare la Costituzione neoliberista del 1992, scritta in piena era fujimorista. Un po' come avvenuto recentemente in Cile.