In Italia non esistono criteri per far finire l'emergenza

Per legge c'era solo un tempo massimo: sta per essere aggirato di nuovo. Si adducono pretesti o false giustificazioni per chiedere la proroga. La verità è che quindi può essere prolungato a piacere nonostante non sia strettamente necessario. Una discrezionalità manifesta che in Spagna è bastata per far dichiarare incostituzionali primo e secondo lockdown


Le bugie sulla necessità dello stato di emergenza


Come certifica l'indice che misura la severità delle restrizioni, elaborato dall'Università di Oxford, l'Italia segue una via tutta sua, estremamente stringente, come presunto rimedio per fermare l'epidemia di coronavirus. Lo stato di emergenza all'italiana viene imposto come necessario per fare cose che in altri Paesi si fanno senza stato di emergenza, oppure non vengono fatte proprio.


Lo stato di emergenza consente di assegnare appalti in deroga al relativo Codice, decidere in scioltezza e, soprattutto, mantiene vivi gli immensi poteri del commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo (succeduto a Domenico Arcuri) e quelli eccezionali affidati alla Protezione Civile.


FINO AD OTTOBRE 2021 INDETTI A BANDO PIÙ DI 15MILA LOTTI PER 19 MILIARDI DI EURO


LA MAGGIOR PARTE CON PROCEDURE SEMPLIFICATE


2,8 MILIARDI DI EURO SONO ANDATI ALLA CAMPAGNA VACCINALE


Le regole eccezionali dello stato di emergenza all'italiana sono servite anche ad acquistare di corsa numerosi beni: dalle mascherine finite sotto inchiesta ai famosi ed indispensabili banchi a rotelle. Quest'ultimi, dopo i lotti di vaccini, sono stati i bandi più costosi in assoluto: tre milioni di banchi sono costati 900 milioni di euro.


Nonostante la grande esperienza prima di Arcuri e poi del Generale, la presenza del commissario straordinario non pare irrinunciabile: c'è anche in Portogallo, ma la maggior parte degli altri Stati d'Europa e del mondo non hanno nominato questa figura dai poteri straordinari, illimitati, protetta pure da un potente scudo penale. Resterà in carica fino a quando continua l'emergenza: lo prevede l'atto di nomina.


"L'unico esempio calzante - paragonabile all'Italia, scrive il quotidiano La Repubblica - escludendo i casi particolari di Israele e della Cina, è la strategia messa in campo dal neo presidente Joe Biden negli Stati Uniti".


La bufala della campagna vaccinale


La campagna vaccinale italiana viene coordinata dalla struttura commissariale ma poi è di fatto gestita dalle Regioni, che venuto meno il commissario avrebbero semplicemente maggiore autonomia nell'organizzare la somministrazione delle dosi, nulla di diverso da quello che accade ogni anno con la campagna di vaccinazione antinfluenzale, nella quale sono coinvolte ovviamente anche tutte le strutture necessarie del ministero della Salute italiano. Le stesse identiche risorse di cui si avvale il commissario straordinario, che non è dotato di uffici e personale aggiuntivi, ma appunto utilizza e gestisce quelli già esistenti.


Anche un'eventuale terza dose per tutti (respinta per ora dall'Autorità farmaceutica statunitense, che ha dovuto perdere due membri dimissionari a causa delle pressioni politiche ricevute) richiederebbe sì uno sforzo forse leggermente superiore a una campagna di vaccinazione antinfluenzale, ma comunque alla portata dei servizi sanitari regionali che stanno già svolgendo egregiamente il loro lavoro.


La verità è che senza stato di emergenza potrebbero cadere anche i presupposti per il provvedimento bandiera del governo Draghi, cioè la certificazione verde per vivere e lavorare. Col venir meno del 'green pass' verrebbe meno anche il ricatto sociale e lavorativo che sottrae i cittadini alla libera scelta e li spinge con forza a vaccinarsi. Per sdoganare terze dosi per tutti c'è quindi bisogno del 'green pass' e quest'ultimo senza stato di emergenza, potrebbe facilmente decadere.


Le menzogne sulla didattica a distanza


Per gli estimatori dello stato di emergenza quest'ultimo sarebbe necessario per poter continuare la didattica a distanza. Peccato che quest'ultima sia sconsigliata dalle autorità sanitarie e culturali di mezzo mondo. Non ci sono prove infatti che la dad serva a contenere la diffusione del virus. Le scuole sono state chiuse per una semplice ipotesi, un ragionamento che però non ha riscontri fattuali.


Al contrario, diverse ricerche scientifiche indicano che i contagi corrono indipendentemente dall'apertura delle scuole. Questo per varie ragioni: i giovani sono meno suscettibili e diffondono meno il virus; gli ambienti scolastici sono luoghi relativamente sicuri, nei quali vengono seguite almeno regole minime; quando gli istituti sono chiusi gli studenti rimangono comunque in luoghi chiusi domestici, dove è stato rilevato un rischio di contagio superiore e svolgono attività non sottoposte a controlli o regole come quando si trovano a scuola. È ormai noto che, con un adeguata areazione e distanziamento, i rischi di contagio siano bassissimi.


Una recentissima ricerca condotta da ricercatori della Harvard University ha osservato che chiudere o meno le scuole non incide sulle impennate dei contagi. Il governo italiano non ha mai adottato un vero e proprio sistema di screening. E continua a non pubblicare i dati nè a renderli accessibili. Dove ciò è stato fatto, per iniziative locali, si è osservato che il virus circola meno a scuola che nel resto degli ambienti, soprattutto domestici o lavorativi. Il governo riconosce il problema della dad e ha varato nuove regole che sulla carta dovrebbero ridurne l'applicazione. Il complesso di novità non sembra sufficiente ad evitare chiusure generalizzate e ad interrompere il clima di incertezza fin qui vissuto. Sarà il terzo anno scolastico di fila funestato dall'interruzione delle lezioni.

In Spagna si seguono vie opposte


Il sommo tribunale spagnolo ha già cancellato il primo stato di emergenza, insieme alle multe per la violazione del lockdown. Pochi giorni fa ha fatto fuori anche la sua proroga, disposta ad ottobre 2020. Per i giudici spagnoli non c'era chiarezza su modalità e durata delle restrizioni, che non si dovrebbero trasferire ai poteri locali e vanno controllate addirittura ogni quindici giorni dal parlamento. Le norme erano passate dal Congreso che però in concreto non aveva potuto esercitare alcun controllo. Check parlamentare che non sembra aver caratterizzato nemmeno la gestione dell'epidemia in Italia. Nel Paese iberico peraltro continuano ad essere in vigore numerose norme sanitarie (mascherine e distanziamento), anche in assenza dello stato di emergenza.

Restrizioni a piacimento


Il sistema di monitoraggio per stabilire l'intensità delle restrizioni creato tra Palazzo Chigi e Istituto superiore di sanità, non può più essere considerato nè coerente nè ragionevole. Lo è stato, forse, all'inizio: da aprile 2020 all'autunno successivo, ma poi è stato rimodulato più volte, rendendolo sempre più restrittivo. Per alcuni periodi - pre e post Natale 2020 e prima e dopo Pasqua 2021 - le restrizioni sono state anche svincolate da qualsiasi dato epidemiologico. Infine è stata introdotta anche la zona bianca, il nuovo livello minimo di allerta sotto il quale è di fatto impossibile andare: è stata così normalizzato lo stato di emergenza. Il 'green pass', infatti, era stato inizialmente introdotto solo per le zone gialle. Poi è stato esteso anche alle regioni bianche, cioè tutta l'Italia. Si tratta quindi di pura discrezionalità.


Diritti fondamentali in mano a ordinanze e dpcm


Il governo italiano - Conte prima e Draghi poi - è accusato anche di aver trasferito poteri in grado di incidere su diritti fondamentali, poteri che la nostra Costituzione attribuisce solo e soltanto alla legge approvata dal parlamento. In certi casi è addirittura necessario il provvedimento di un giudice, come nel caso della libertà personale sancita dall'articolo 12. «Non si possono creare nuove fonti del diritto in deroga al dettato costituzionale», spiegava il professore Luca Mezzetti, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Bologna. Senza stato di emergenza diventerebbe impossibile per il governo resistere a questo tipo di censure giuridiche: provvedimenti come il 'green pass' finirebbero per essere travolti dai tribunali. Lo stesso vale per la stretta sulle manifestazioni voluta dal ministero degli Interni, possibile solo grazie al perdurare dell'emergenza sanitaria. E grazie all'arbitrario e paradossale pericolo di contagio attribuito solo alle manifestazioni contro il governo.